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Un argomento naive a favore di Vulcano; conseguenze; una domanda.

Posted by Beppe Spolaore su gennaio 15, 2008

Carissimi, un enorme ciao.

In questo post faccio essenzialmente quattro cose. 1. Presento un argomento piuttosto naive a favore dell’esistenza di Vulcano, il pianeta falsamente postulato da Leverrier. 2. Mostro che quest’argomento ha alcune inattese conseguenze (conseguenze per parità di ragionamento, si intende). 3. Suggerisco – nel poco spazio disponibile non posso fare di più – che esse seguono anche dai comuni argomenti a favore di Vulcano (ma anche Babbo Natale) basati su presunti impegni ontologici del linguaggio naturale, diciamo dagli “argomenti ontologici” (OK…lo so). 4. Vi faccio una domanda che forse a quel punto non vi aspettereste.

1. Consideriamo la seguente teoria V:

V. C’è un pianeta intramercuriale e questo pianeta è (identico a) Vulcano.

Dato che sappiamo che V è falsa, va da sé che non siamo tenuti a fare nostri gli impegni ontologici di V. O almeno così pare. Ciò nonostante, possiamo parlare di quegli impegni ontologici dicendo, ad esempio,

(IV) C’è un pianeta intramercuriale che è Vulcano tra gli impegni ontologici di V.

Sfortunatamente, (IV) è impegnato ontologicamente nei confronti di un pianeta intramercuriale, e nella fattispecie Vulcano. Dunque, dato che (IV) è (o pare proprio) vero, la conclusione da trarne è che c’è un pianeta intramercuriale e quel pianeta è Vulcano. Q.D.E.

Molti fra voi vecchi volponi avranno immediate repliche a quest’argomento – es. che quella di “impegno ontologico” è una nozione tecnico-filosofica definita sulla base di quella di conseguenzache e dunque (IV) va parafrasato come un’asserzione metalinguistica sulle conseguenze di V. Ma lasciatemi supporre che, con insospettabile acume, il sostenitore dell’argomento naive vi mostri che le vostre obiezioni, parafrasi – o comunque le vostre mossette – non funzionano. Insomma, supponiamo che l’argomento tutto sommato regga, o almeno regga tanto quanto gli (altri) “argomenti ontologici” (del resto potrei mostrarvi che è vero) e passiamo alle sue conseguenze inattese.

2. Immaginiamo che il solito astronomo babilonese un po’ superficiale abbia proposto la sg. teoria:

EF. Ci sono due pianeti distinti visibili nella tale e talaltra posizione al tale e talaltro tempo, e uno di quei pianeti è Espero e l’altro è Fosforo.

Ancora, dato che sappiamo che EF è falsa, va da sé che noi non siamo tenuti a fare nostri gli impegni ontologici di EF, ed in particolare nei confronti dell’esistenza di due entità distinte che sono identiche, rispettivamente, a Espero e Fosforo. Volendo parlare degli impegni di EF, tuttavia, possiamo usare – esattamente come prima:

(IEF) Ci sono due pianeti distinti uno dei quali è Espero e l’altro è Fosforo tra gli impegni ontologici di EF.

Sfortunatamente, (IEF) è impegnato nei confronti dell’esistenza di due pianeti distinti che sono uno Espero e l’altro Fosforo. Dato che (IEF) è (o pare proprio) vero, la conclusione da trarne è che ci sono due pianeti distinti che sono uguali a, rispettivamente, Espero e Fosforo, ossia che Espero è diverso da Fosforo. Questa conseguenza è, mi sembra, piuttosto inattesa. Q.D.E.

3. Gli “argomenti ontologici” si fondano sulla possibilità di produrre enunciati (che paiono proprio) veri e sembrano quantificare su roba come i personaggi delle storie, gli oggetti ipotetici etc.; es. “Ci sono stati più personaggi romanzeschi nel novecento che in qualunque altra epoca”, “Alcuni oggetti ipotetici, ad esempio Vulcano, sono più famosi di molti oggetti reali” ecc. ecc. ecc. Per giungere alle conseguenze inattese di cui sopra basta considerare V e, inoltre, supporre che vi sia una storia d’invenzione V1 omofona a V (ok, storia un po’ tristarella, e subito sotto c’è una piccola forzatura nel considerare “personaggi” dei pianeti, ma non sono punti importanti). Ora guardate un po’ i sgg.

(1) La teoria V ha due oggetti ipotetici distinti, Espero e Fosforo;

(2) La storia V1 ha due personaggi distinti, Espero e Fosforo.

(1) e (2) paiono proprio veri, o almeno tanto veri quanto “Ci sono stati più personaggi romanzeschi…” etc. E ci dicono entrambi che Espero e Fosforo sono oggetti distinti (almeno in quanto oggetti ipotetici etc.). Q.D.E.

4. Eccoci alla domanda a sorpresa. Gran parte di quelli che ammettono cose come Vulcano, Babbo Natale etc. sulla base degli “argomenti ontologici” poi li piazzano come referenti di “Vulcano”, “Babbo Natale” etc nella proposizione espressa da cose come

(3) Secondo la teoria V, Vulcano è un pianeta,

(4) Gigi crede che Babbo Natale porti i regali.

Alla luce di quanto detto finora, che cosa dovrebbero piazzare costoro, ad es. Nathan Salmon, nella proposizione espressa da cose come le seguenti?

(5) Secondo la teoria EF, Espero è diverso da Fosforo,

(6) Gli astronomi babilonesi credevano che Espero fosse diverso da Fosforo.

Naturalmente, vi invito a rispondere alla domanda, ma qualunque commento è comunque gradito. A presto e ciao,

Beppe.

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7 Risposte to “Un argomento naive a favore di Vulcano; conseguenze; una domanda.”

  1. Ciao Beppe,

    non mi sono mai sentito un volpone in filosofia, però non posso resistere ad esprimere il mio dubbio su accumunare V e VI, il secondo è plausibilmente metalinguistico – dice qualcosa come “gli enunciati della teoria contengono il termine ‘Vulcano’ in alcuni dei suoi principi – mentre il primo no.

    Detto questo, la tua domanda sembra contenere in nuce già la risposta, cioè che per i tizi alla Salmon devi mettere Venere come referente di “Espero” e “Fosforo” in (5) e (6). Dove sta la trappola?

    Seba

  2. Daniele Sgaravatti said

    Cari tutti
    concordo con quel volpone del dottor Moruzzi sulla perplessità riguardo a V e IV; in particolare, si potrebbe pensare, anche se si vuole difendere la teoria à la Salmon (non che io ne abbia la tentazione), che “c’è” nelle due frasi non abbia lo stesso significato, visto che in IV non implica esistenza spazio-temporale; se così non fosse infatti ne risulterebbe che V è vera, e questo mi sembra inaccettabile.

    Invece sul secondo punto devo dissentire dal dottor Moruzzi; per il ragionamento svolto ai punti due e tre, mi sembra chiaro che in (5) e (6) il sostenitore della teoria alla Salmon non può porre Venere, ma bensì due distinti oggetti, della stessa natura di Babbo Natale e Vulcano. Se questa è effettivamente una conseguenza della teoria, quanto incaccettabile è?
    Il mio sospetto è che sia un rospo non impossibile da ingoiare per uno abituato ad una dieta di rospi à la Salmon. Il problema aggiuntivo, si potrebbe pensare, è che vogliamo poter dire non solo che EF è falsa, ma che il motivo per cui è falsa è che in effetti Espero e Fosforo sono identici con Venere. Si potrebbe invece dire che il motivo per cui la teoria è falsa è che Espero e Fosforo (spazio-temporalmente) non esistono, e c’è invece Venere in entrambe le posizioni che si credeva essi occupassero. Il problema di spiegare la falsità di EF non mi sembra cioè diverso dal problema di spiegare la falsità di V. Poi volendo possiamo anche introdurre due nuovi nomi “Espero” e “Fosforo” che si riferiscono entrambi a Venere, e dire che Espero è identico a Fosforo. La parte più spiacevole della storia è che la credenza degli astronomi babilonesi espressa in (6) dopotutto, era corretta.
    saluti
    Daniele

  3. Beppe Spolaore said

    Caro Sebastiano (mentre posto mi accorgo che anche lo Sgaravatti ha detto la sua, e me ne compiaccio, ma risponderò dopo)
    innanzitutto grazie del commento. Al di là dell’essere o no vecchi volponi, anch’io da buon estimatore dei paesaggi desertici tratterei metalinguisticamente gli enunciati che, come (V1), riguardano gli impegni ontologici di una teoria. Diciamo che trattiamo (V1) come “da V segue “Vulcano esiste””. C’è un problema generale e alcuni problemi specifici per questo approccio. Il problema generale è tipico di qualunque soluzione metalinguistica: in inglese “Vulcano” si dice “Vulcan” e in francese “Vulcain”, ma, vorremmo poter dire, V ha gli impegni ontologici che ha indipendentemente dalla lingua nella quale è espressa. I problemi più specifici sono diversi. Ti faccio solo due esempi. Possiamo dire (apparentemente con verità – e supponendo che Mercurio sia tra gli impegni ontologici di V),
    (++) C’è un pianeta molto caldo che è Mercurio ed è fra gli impegni di V,
    Non è semplice trattare (++) in termini metalinguistici perché è difficile ammettere che un quantificatore nel metalinguaggio vincoli una variabile all’interno di un enunciato menzionato del linguaggio oggetto. Il caso seguente è simile (anche se forse un po’ più facile da trattare)
    (+++) Vulcano non esiste ma è tra gli impegni ontologici di V.
    Non voglio dire che questi problemi siano irrisolvibili (io conto che non lo siano) ma solo che non hanno una soluzione FACILE, e finché non si dà una soluzione convincente resta sempre aperta l’altra strada, ossia interpretare (V1) come l’asserzione che c’è una relazione tra V e Vulcano.

    Per quanto riguarda la domanda, è ovvio che gente come Salmon vorrebbe che “Espero” e “Fosforo” fossero coreferenziali anche in (5) e (6). Ma la mia domanda è se questo sia coerente con l’idea che “Vulcano” si riferisca a un oggetto ipotetico in (3) e (4). Il punto è se qualcuno possa accettare il primo di questi ragionamenti e rifiutare il secondo:

    Di default, è naturale assumere che “Vulcano” sia un nome vuoto. Dopotutto, è stato introdotto (possiamo supporre) per nominare il perturbatore delle orbite di Mercurio, e non c’è nessun perturbatore delle orbite di Mercurio. Dunque, ci serve un argomento per convincerci del contrario.
    Eccolo:
    P1) E’ (apparentemente) vero che
    (I) Vulcano è un oggetto ipotetico di V.
    P2) (I) è impegnata nei confronti di un oggetto ipotetico e presuppone che “Vulcano” si riferisca a quell’oggetto.
    (C1) “Vulcano” si riferisce genuinamente a un oggetto ipotetico.
    (C2) “Vulcano” non è un nome vuoto, e le occorrenze di “Vulcano” in
    (II) Secondo V, Vulcano è un pianeta.
    si riferiscono a un oggetto ipotetico.

    Di default, è naturale pensare che “Espero” e “Fosforo” siano coreferenziali. Dopotutto, sono stati introdotti (possiamo supporre) per nominare lo stesso oggetto. Dunque, ci serve un argomento per convincerci del contrario. Eccolo:
    P1*) possiamo dire (apparentemente) con verità, cose come
    (I*) Espero e Fosforo sono due oggetti ipotetici distinti di EF.
    P2*) (I*) è impegnata nei confronti di due oggetti ipotetici distinti e presuppone che “Espero” si riferisca a uno di essi e “Fosforo” all’altro.
    (C1*) “Espero” e “Fosforo” si riferiscono genuinamente a due oggetti ipotetici distinti.
    (C2*) “Espero” e “Fosforo” non sono nomi coreferenziali, e le loro occorrenze in
    (II*) Secondo EF, Espero è distinto da Fosforo,
    si riferiscono a due oggetti ipotetici distinti.

    Se hai dei dubbi sulla verità prima facie di (I*), supponi che prima di EF ci fosse solo una teoria PreEF che spiegava la lucetta serale postulando l’esistenza di un pianeta, detto “Espero”, e la lucetta mattutina come un’illusione ottica, e considera il seguente:

    (III) Solo Fosforo, ma non Espero, è un oggetto ipotetico postulato per la prima volta da EF.

    Sembrerebbe vero nelle circostanze immaginate, no? Di conseguenza, è naturale pensare che Espero e Fosforo, in quanto oggetti ipotetici, siano pensati come entità distinte. Dunque (I*) è prima facie vera.

    Ciao e a presto,
    Beppe.

  4. Beppe Spolaore said

    Caro Daniele,
    penso di averti parzialmente risposto nel mio post al buon Sebastiano. Aggiungo che, naturalmente, è possibile bloccare l’inferenza da (IV) alla verità di V, oppure sdrammatizzarla, mediante mosse (neo)meinongiane classiche, es. distinguendo tra due tipi di predicazione, o sostenendo che V è vera ma di un oggetto inesistente (mentre per i ben noti pregiudizi nei confronti della realtà noi la interpretiamo come se parlasse di un oggetto esistente – che prevenuti!).
    Non è invece possibile bloccare l’inferenza da (IEF) a “Espero è diverso da Fosforo”; il che è comunque un po’ strano.

    Per quanto riguarda la dieta di rospi, vorrei precisare in primo luogo che la dieta non riguarda solo Salmon ma altri vari padri del riferimento diretto tra cui Soames (Beyond Rigidity: 93-95), David Braun (dovrei cercarlo) – e forse lo stesso Kripke (non pubblicato – almeno per come capisco io quel manoscritto malfotocopiato), oltre a un sacco di autori minori e di amici dell’innocenza semantica, meinongiani di ogni provenienza ecc.
    Inoltre, forse sottovaluti la grossezza e cattiveria dei batraci in questione. Ti faccio solo due esempi, ma sono sicuro che tu, da acuto tracciatore di conseguenze filosofiche potresti allungare la lista a dismisura.
    Primo: non solo teorie ma anche credenze e semplici enunciati hanno impegni ontologici e supportano gli stessi argomenti del post e del mio commento 3 (del resto, le posizioni che critico sono le prime ad ammetterlo nel caso di Vulcano, Babbo Natale ecc.). Se è così – e non so vedere perché dovrebbe essere altrimenti – la dieta di rospi include una soluzione piuttosto bizzarra del Puzzle di Frege sulle attribuzioni di credenza, con pesantissimo e regolare appello a oggetti ipotetici in tutti i casi di “false” credenze del tipo [Espero è diverso da Fosforo] (in realtà tutte le credenze della forma [a è diverso da b] risulterebbero vere!). Noto en passant che, come Vulcano, anche gli oggetti ipotetici Espero e Fosforo sarebbero l’oggetto di credenze de re.
    Secondo: Una volta ammesso che gli oggetti ipotetici Espero e Fosforo entrano nella proposizione creduta al posto di Venere, non si vede perché questo dovrebbe valere solo per le credenze che coinvolgono la proposizione che Espero è diverso da Fosforo. Dopotutto, se il solito babilonese crede che Espero è bello, e inoltre crede che Espero è diverso da Fosforo, vorremmo poter dire che crede dello stesso oggetto che è bello e che è diverso da Fosforo. Ma, se questo è vero, c’è un dilemma: (a) bisogna ammettere che nessuno ha mai credenze intorno a oggetti reali ma solo intorno a oggetti ipotetici (o doxastici) oppure, (b) bisogna ammettere che, se qualcuno crede che Espero è bello, per capire se la sua credenza riguarda o no un oggetto reale dovremmo chiedergli se crede che Espero è uguale a Fosforo (e similmente per qualunque credenza che coinvolge entità sulla cui identità ci potremmo sbagliare, ossia virtualmente per tutte le credenze).

    Infine, piccolo o grande che sia, il rospo in esame è un rospo che non mi sembra né Salmon né altri abbiano mai messo in preventivo (o anche solo ipotizzato) di dover ingoiare.

    Ciao,
    Beppe.

  5. Daniele Sgaravatti said

    Caro Beppe
    concordo di aver sottovalutato le dimensioni del boccone. Inoltre, è quasi certo che né Salmon né altri avrebbero scelto di ingoiarlo, posti di fronte al problema; quello che probabilmente cercherebbero di fare è trovare una disanologia fra gli argomenti 1. e 2. del tuo post. Non so come si potrebbe fare.
    Un modo di opporsi agli argomenti ontologici in generale, per tornare al punto precedente, è interpretare “c’è un x tale che Fx fra gli impegni ontologici di T” come “T implica che c’è un x tale che Fx”. Ora se così fosse, potremmo evitare, mi sembra, di accettare gli argomenti ontologici: IEF diventerebbe “EF implica che esiste un x tale che Px ed esiste un y tale che Py, ed x=Espero ed y=Fosforo, ed x è diverso da y”, che non implica che Espero è diverso da Fosforo se non si accetta l’antecedente. Ma l’argomento per Vulcano sembrerebbe anch’esso a rischio.

    Mi sembra comunque utile dilungarsi, ispirandomi al secondo punto del tuo ultimo post, sulle conseguenze che si hanno se non si riesce a limitare l’uso degli argomenti ontologici. Prendiamo la teoria
    VC “Venere è un cubo”.
    Ora abbiamo
    IVC Fra gli impegni ontologici di VC c’è un pianeta che è identico a Venere ed è cubico.
    Ma se c’è un tale pianeta allora VC è una teoria vera di esso. “Venere” in VC ed IVC non si riferisce contrariamente alle apparenze, ad un pianeta reale, ma a questo oggetto ipotetico.
    L’uso indiscriminato degli argomenti ontologici porterebbe insomma a postulare oggetti ipotetici non solo per le credenze (apparentemente) false della forma “a è diverso da b”, ma per le credenze (apparentemente) false in generale. Mi sbaglio?

  6. Daniele Sgaravatti said

    Ripensando alla prima parte del mio ultimo, la disanalogia fra l’argomento per l’oggetto ipotetico Vulcano e quello per gli oggetti ipotetici Espero e Fosforo potrebbe essere cercata nel fatto che non si ha problema in IEF, interpretato come ho fatto, ad attribuire un referente ad “Espero” e “Fosforo”, ovvero Venere; ma si ha un problema in IV, anche interpretato come “V implica che esiste un x tale che Px ed x=Vulcano” ad attribuire un referente a “Vulcano”. Ma, si potrebbe sostenere, se Vulcano è privo di riferimento, l’enunciato è privo di significato, e dunque lo è tutto il condizionale. Si potrebbe cioè sostenere che si ha bisogno di postulare l’oggetto non tanto per render conto della verità di IV, ma anche solo per poter dare un senso ad IV. Naturalmente questo dipende da certe assunzioni sul significato dei nomi..

  7. Beppe Spolaore said

    Carissimo Daniele,
    concordo con te quasi completamente. Il “quasi” si deve al fatto che non trovo l’argomento da IEF più debole dell’argomento da IV, ossia non credo che il caso di “Vulcano” sia meno difficile di quello di “Espero” e “Fosforo”. Dato che, tuttavia, tu mi concedi il punto fondamentale, ossia che Salmon e gli altri dovrebbero piazzare entità distinte come referenti di Espero e Fosforo negli enunciati in esame, non ho particolare interesse a difendere l’“argomento naive” a favore di Vulcano. Mi limito a osservare che, per avere le conseguenze che dici, devi assumere una forma molto (molto) ingenua di teoria neo-Russelliana (senza modi di presentazione, gappy propositions, giri pragmatici, costituenti inespressi etc etc.), e che una teoria del genere è almeno altrettanto facilmente impallinabile nel caso di “Espero” e “Fosforo” di quanto lo è nel caso di “Vulcano”. Anche se sono di un’altra scuola, io concordo con Frege che i problemi sollevati, in contesti epistemici, da nomi vuoti e nomi co-referenziali dovrebbero essere risolti in modo per quanto possibile analogo.
    Ma adesso che ci penso, non vorrei sembrarti inutilmente condiscendente (mi interessano i tuoi commenti più di un accordo artificiale). Ti do quindi un buon motivo per pensare che Espero e Fosforo in IEF sono pensati dai parlanti come entità distinte, e che dunque il trattamento Neo-Russelliano che hai, credo, in mente, non è OK nemmeno per IEF. Considera la solita teoria Pre-EF che spiega la lucetta del mattino introducendo Espero e la lucetta della sera come un’illusione ottica. In questo caso possiamo dire (apparentemente con verità):

    (IpreEF) Espero è tra gli impegni di pre-EF.
    (IEF-IpreEF) Fosforo è tra gli impegni di EF ma non tra quelli di pre-EF.

    Secondo il tuo stile di parafrasi, abbiamo la sg. parafrasi:

    (ParDan1) pre-EF implica che c’è un oggetto che è Espero.
    (ParDan2) EF implica che c’è un oggetto che è Fosforo e pre-EF non implica che c’è un oggetto che è Fosforo.

    Il Russelliano molto ingenuo che puoi impallinare su Vulcano ti dice che (ParDan2) esprime la stessa proposizione espressa da

    (ParDan2bis) EF implica che c’è un oggetto che è Fosforo e non si dà il caso che pre-EF implica che c’è un oggetto che è Espero.

    Da cui segue

    (ParDan3) Non si dà il caso che pre-EF implica che c’è un oggetto che è Espero.

    Contraddizione (con ParDan1).

    Dunque, o i parlanti sono molto molto confusi, e trattano come non coreferenziali nomi che sono coreferenziali, oppure il tuo stile di parafrasi non può essere fatto proprio da un russelliano ingenuo. Nel primo caso, non c’è, mi sembra, motivo per pensare che un’analoga confusione riguardi “Vulcano” in IV – ossia che un nome vuoto sia trattato come referenziale – nel secondo caso, IEF non risulta meno problematica di IV per un russelliano ingenuo.

    Ciao e a presto,
    Beppe.

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