variabili libere

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naturale/artificiale/arbitrario

Posted by elenacasetta su agosto 21, 2007

Buongiorno a tutti.

Sto lavorando sulle tassonomie biologiche. Ora, all’interno di una tassonomia vengono ammesse — a seconda della scuola tassonomica, e quindi dei criteri usati — certe entità e non altre. Per esempio: i cladisti ammettono solo i taxa monofiletici (antenato + tutti e solo i suoi discendenti), mentre altri ammettono anche i taxa parafiletici (antenato + alcuni ma non tutti i discendenti, cf. il famoso caso del taxon Reptilia) ecc. Su che basi? Beh, dopo essermi letta un po’ di letteratura, sembra che la motivazione, da Linneo in avanti, sia che alcuni taxa sono artificiali o arbitrarii, e quindi vadano scartati a favore di quelli naturali. Purtroppo nessuno (almeno, che io sappia) si prende la briga di definire la distinzione in termini non intuitivi, tranne forse LaPorte nel suo Natural Kinds and Conceptual Change, il quale definisce “naturale” come “avente un valore esplicativo”. (Un certo taxon sarebbe più naturale di un altro se spiega più cose. Sono anche d’accordo sul fatto che un taxon possa essere migliore di un altro su questa base, ma non vedo perchè continuare a usare la dicitura “naturale” se ciò che si intende è “dotato di valore esplicativo” o qualcosa del genere). Ah, dimenticavo, anche Linneo ce la dà, una definizione di naturale: sono naturali quei taxa di specie che sono stati creati da dio, conseguentemente quelli vanno ammessi nelle nostre classificazioni del mondo (essendo, il libro di dio e quello della natura, in perfetto accordo). Su questo però, che andava benissimo per Linneo, forse ad oggi potremmo non essere tutti d’accordo. Per il resto, nella letteratura, il “naturale” viene generalmente — almeno mi pare — assimilato a “secondo la mia teoria”: se voglio una tassonomia che rispecchi i processi evolutivi, sono naturali — e quindi vanno ammessi — taxa di un certo tipo; se invece voglio una tassonomia teoricamente neutrale (tipo i fenetisti), allora chiamo naturali tutti i taxa (mono, para e polifiletici) e così via.

Quello che non mi torna, e su cui mi piacerebbe avere le vostre opinioni è questo:

– qualcuno ha tentato di definire la distinzione naturale/artificiale in termini non intuitivi?

– l’identificazione artificiale-arbitrario secondo voi è legittima? Mi sono dannata nel cercare l’opposto di “arbitrario” e con scarsi risultati…

– escludere una certa entità da una classificazione (che si vuole esaustiva) equivale a non ammetterne la realtà? Se sì, allora ciò che è artificiale sarebbe meno reale di ciò che non lo è — posto che, anche solo in termini intuitivi, si riesca a stabilire un confine netto? (certo, una classificazione biologica è una classificazione di generi naturali, quindi quelli artificiali andrebbero esclusi, posto appunto che si riesca a chiarire la distinzione. Eppure, nei fatti, non è proprio così: pensiamo alle specie ibride, anche quelle sono considerate specie e incluse in una tassonomia)

Grazie dell’attenzione,

spero che la categoria dove ho deciso di postare sia giusta 🙂

elena

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5 Risposte to “naturale/artificiale/arbitrario”

  1. Fabrizio Cariani said

    Ciao, giusto un commento veloce. Uno dei paper piu’ famosi di David Lewis e’ “New Work for a Theory of Universals” e include una sorta di “indispensability argument” per la necessita’ di tracciare la distinzione fra proprieta’ naturali e proprieta’ non naturali. Non mi pare di ricordare che Lewis abbia una *definizione* di “proprieta’ naturale”. E’ possibile che qualcuno ci abbia provato nella immensa letteratura che questo paper di Lewis ha generato.

  2. Vera Tripodi said

    Ciao Elena,

    non conosco molto la letteratura in ambito biologico e dunque mi scuso in anticipio che se quello che scrivo non sarà del tutto pertinente.

    Leggendo però il tuo post, mi è venuta in mente la nozione di “proprietà intrinseca” introdotta da Moore. Se ricordo bene, da Moore in poi (vedi Kim, Yablo) le proprietà naturali vengono inserite tra le proprietà “intrinseche”. Una proprietà è naturale quando la sua esistenza non dipende nè da quella di altre proprietà nè “dall’ambiente”. Le entità naturali sono quelle che ci permettono di dar conto dell’esistenza e del cambianmento di un individuo. La mia perplessità però rispetto a questo tipo di approccio è: qual è di fatto la relazione di dipendenza tra una “proprietà intrinseca” e la “natura intrinseca” di un individuo (o di un oggetto)?

    Quanto alla distinzione tra arbitrario ed artificiale, tenderei a non identificare i due termini ma a riferirli a due diversi ambiti. All’interno di una classificazione, utilizzerei l’espressione ‘”arbitrario” esclusivamente per riferirmi ai criteri che si utilizzano per stabilire una “discriminazione” tra le diverse entità. “Artificiale” invece mi sembra essere intituvamente opposto a “naturale”, nel senso indicato sopra. Non so quanto possa servirti ma, almeno in ambito fregeano, un opposto ad “arbitrario” potrebbe essere “oggettivo”.

    Credo anch’io sia arduo stabilire un confine netto tra “naturale”\”non naturale”. Personalmente poi tenderei a sostenere che, anche in ambito biologico, l’esatta linea di demarcazione dipenda in gran parte da come scegliamo di formulare i critreri di demarcazione. Proprio alla luce di questo, direi allora che un’entità artificiale non sia meno reale di una naturale.

    Un saluto,
    Vera

  3. Vera Tripodi said

    Ciao Elena,

    non conosco molto la letteratura in ambito biologico e dunque mi scuso in anticipio che se quello che scrivo non sarà del tutto pertinente.

    Leggendo però il tuo post, mi è venuta in mente la nozione di “proprietà intrinseca” introdotta da Moore. Se ricordo bene, da Moore in poi (vedi Kim, Yablo) le proprietà naturali vengono inserite tra le proprietà “intrinseche”. Una proprietà è naturale quando la sua esistenza non dipende nè da quella di altre proprietà nè “dall’ambiente”. Le entità naturali sono quelle che ci permettono di dar conto dell’esistenza e del cambianmento di un individuo. La mia perplessità però rispetto a questo tipo di approccio è: qual è di fatto la relazione di dipendenza tra una “proprietà intrinseca” e la “natura intrinseca” di un individuo (o di un oggetto)?

    Quanto alla distinzione tra arbitrario ed artificiale, tenderei a non identificare i due termini. All’interno di una classificazione, utilizzerei l’espressione ‘”arbitrario” esclusivamente per riferirmi ai criteri che si utilizzano per stabilire una “discriminazione” tra le diverse entità. “Artificiale” invece mi sembra essere intuitivamente opposto a “naturale”, nel senso indicato sopra. Non so quanto possa servirti ma, almeno in ambito fregeano, un opposto ad “arbitrario” potrebbe essere “oggettivo”.

    Credo anch’io sia arduo stabilire un confine netto tra “naturale”\”non naturale”. Personalmente poi tenderei a sostenere che, anche in ambito biologico, l’esatta linea di demarcazione dipenda in gran parte da come scegliamo di formulare i critreri di demarcazione. Proprio alla luce di questo, direi allora che un’entità artificiale non sia meno reale di una naturale.

    Un saluto,
    Vera

  4. Flavio D'Abramo said

    Secondo me quando Ernst Mayr (1982) dice che nei cladogrammi il fatto che “ogni specie esistente viene eliminata quando si origina una nuova specie” e che “ogni evento di suddivisione è una dicotomia e per ciò è arbitrario”, penso che eserciti una posizione di forza e monopolio oppure penso che non abbia presente come siano fatti i cladogrammi. Possibile? Infatti se prendi qualche lavoro di quelli usciti su Journal of Geology, per esempio

    RAUP, D., GOULD, S. J., SCHOPF, T. J. M., SIMBERLOFF, D. S., 1973. “Stochastic Models of Phylogeny and the Evolution of Diversity” The Journal of Geology, 81, pp. 525-42.

    ti accorgi che i cladogrammi non sono affatto così come li descrive Mayr. Eppure Mayr è stato definito come il più importante naturalista del Novecento … questa cosa fa riflettere! Dietro ci sono teorie evolutive diverse e che si contrappongono in alcuni punti (teoreticamente) strategici, tipo gradualismo vs. saltazionismo, o che danno interpretazioni completamente diverse alle omologie, o ancora teorie che si contrappongono per i diversi tipi di spiegazione usata, ad es. spiegazione strutturale vs. spiegazione funzionalistica.

    Per i primi due quesiti secondo me la distinzione non regge e se vuoi approfondirla ti conviene usare le categorie della sociologia della scienza o quella di ‘ideologia scientifica’ usata da autori come George Canguilhem.

    Per il terzo quesito penso che lì nella realtà di entità e processi si giochi la partita in cui vince la teoria migliore. Se escludi un’entità dalla realtà allora getti nell’oblio anche la teoria da cui scaturisce.

    Ciao

    Flavio

  5. giulio gori said

    domani mattina (tra poche ore) ho un esame di filogenesi vegetale e ho trovato la tua domanda mentre cercavo la risposta alla tua domanda quindi ti dico quello che domani dirò esasperato:

    una classificazione artificiale è una classificazione che non ha come obiettivo quello di spiegare le relazioni tra i viventi ma quello di “catalogare” le categorie secondo criteri “utili” come ad esempio “piante velenose” o “piante mediche”.

    di conseguenza la classificazione artificiale più famosa del mondo, quella sessuale di Linneo diviene di diritto una classificazione naturale perchè quello era l’intento di linneo visto che riteneva che le somiglianze naturali erano da ricercarsi negli organi riproduttivi.Altrimenti una qualunque classificazione naturale, se risultassero un domani sbagliati i presupposti su cui si basa, diverrebbe artificiale e io non ci stò. oh!

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