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Metafisica dei fatti

Posted by sebastiano moruzzi su maggio 13, 2007

Nei  commenti finali al post di Fabrizio sul relativismo  avevo accennato alla necessità di capire quale sia rapporto tra relatività dellla verità delle proposizioni e relatività dei fatti.

Ma cosa è un fatto relativo?

Un modo veloce per rispondere alla domanda è: un fatto relativo è una proposizone vera relativamente.

Eppure, specialmente se si parte da una prospettiva corrispondentista, sarebbe utile avere una caratterizzazione di cosa sia un fatto.

Sapete darmi qualche indicazione bibliografica per indirizzarmi alla letteratura (recente e classica) sulla metafisica dei fatti (oltre al TLP di Wittgenstein)?

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13 Risposte to “Metafisica dei fatti”

  1. Francesco del Cheshire said

    Ciao, penso che possa esserti utile il bel libro “Parole, oggetti, eventi ed altri argomenti di metafisica” di Achille Varzi. Si tratta di un’ottima introduzione a vari argomenti sulla ‘natura ultima’ di varie categorie di entità tra le quali anche quella dei fatti. Inoltre contiene una ricca bibliografia (ovviamente tutti libri di ingua inglese 😉 ).

    Un saluto

  2. Fabrizio Cariani said

    Seba,
    lo scorso semestre sono stato TA per un corso di metafisica. Non c’e’ stata discussione sui fatti, ma nell’unita’ sugli eventi si e’ discusso della proposta di Kim per un criterio d’identita’ per gli eventi. Di passaggio ricordo un’obiezione di Bennett menzionata in una nota in un paper: a quanto pare Bennett sostiene che la proposta di Kim e’ una caratterizzazione dei fatti, ma non degli eventi. Non mi sono sforzato di comprendere l’obiezione, quindi non so dirti molto di piu’, ma una rapida google search riporta alla entry nella SEP sugli eventi (che, per echeggiare Francesco, e’ di Varzi e Casati):

    http://plato.stanford.edu/entries/events/

    c’e’ una discussione su fatti vs. eventi che sembra possa essere pertinente: non so dirti con certezza perche’, sebbene in piena “procrastinazione strutturata” (v. John Perry), non ho tempo di leggere!

  3. Cari Francesco e Fabrizio,

    grazie mille per i consigli.

    Mi è stato anche consigliato dal Torrengo il libro di Neale _Facing Facts_ e mi è sovvenuto che vi sono i lavori classici di Armstrong.

  4. giuliano torrengo said

    Ciao Seba,
    ti consiglio anche di vedere la voce Stanford sui fatti curata da Mulligan e Correia, che dovrebbe uscire fra poco.
    In generale, mi sembra ci siano almeno tre famiglie di concezioni di fatti nella letteratura:

    – Portatori di verità veri
    – Entità complesse in cui oggetti e proprietà/relazioni sono uniti (o da cui si astraggono oggetti e proprietà – in una lettura più forte)
    – Gli stati di cose che si realizzano (obtain) [posto che gli stati di cose sono combinazioni di oggetti, ed esistono necessariamente]

    Ti consiglio anche l’articolo di Julian Dodd del 1999 sull’Australasian “Farewell to state of affairs” e il classico “True to the Facts” di Davidson

    g.

  5. Michele Palmira said

    Ciao Sebastiano,
    visto che hai citato te il TLP e si è fatto il nome di Mulligan, mi permetto di segnalare il saggio di Mulligan «Wie die Sachen sich zueinander verhalten» inside and outside the «Tractatus», in Teoria, 1985, 2, pp. 145-73 e Simons, The old problem of complex and fact, in Teoria, 1985, 2, pp. 205-225. Credo che, nonostante la versione dell’atomismo logico del TLP o di Russell si possa considerare desueta il rapporto tra stati di cose e fatti sia comunque da tenere in considerazione. Se pensiamo, more tractariano, a dei particolari fatti, i fatti negativi (che sono semplicemente proposizioni false), questi possono essere considerati relativi? Un altro classico che si può affrontare è sicuramente Ramsey, Facts and propositions del 1927.

    Saluti,

    Michele

  6. Michele Palmira said

    Scusate, magari dovevo presentarmi…
    Sono iscritto al primo anno di specialistica in filosofia a Bologna, per cui non prendete troppo seriamente le mie osservazioni!

    Buona serata,

    Michele

  7. Grazie ancora degli ulteriori suggerimenti. Sono curiso di vedere la voce sulla Stanford Encyclopedia appena esce.

    Michele: in che senso i fatti negativi dell’atomismo logico di Russell sarebbero un esempio di fatto relativo?

    Un fatto relativo, in termini atomisti, è uno stato di cose che sussiste relativamente a qualcosa ma che non sussiste rispetto a qualcosaltro (diversi metodi di proiezioni forse?).

  8. Michele Palmira said

    Pensavo proprio ai diversi metodi di proiezioni, ma mi era sembrata un’idea eccessivamente capziosa per meritare di essere espressa..
    In realtà la mia era più una domanda che un’affermazione (data la sovracitata capziosità)!

  9. Pensatoio said

    Un fatto relativo non può definirsi come un fatto il cui verificarsi è condizionato da altri fatti ?
    E dunque un fatto corrispondente ad una proposizione che è vera se sono vere altre proposizioni ?

  10. Francesco del Cheshire said

    @Pensatoio: non penso possa essere definito così. Quella sarebbe, anzi, la definizione di un ‘fatto condizionale’ ammesso che il nostro catalogo ontologico possa ammetterne, ad esempio sottoforma di stati di cose incorporanti proprietà disposizionali.

    La definizione più intuitivamente corretta mi sembra quella di Sebastiano: “Un fatto relativo, in termini atomisti, è uno stato di cose che sussiste relativamente a qualcosa ma che non sussiste rispetto a qualcosaltro”. C’è da chiarire però se il “qualcosaltro” della definizione sia da intendere in senso epistemico o ontologico. IMO, il classico esempio del ‘gavagai’ taglia trasversalmente i due casi: esistono conigli relativamente ad un certo schema concettuale (esempio del lato epistemico); esistono manifestazioni locali della Coniglità solo se esistono generi Universali esemplificabili (esempio del lato ontologico).

    Probabilmente abbiamo una relatività in senso proprio solo nel primo caso, mentre nel secondo caso sarebbe più corretto non parlare di relatività ma di convergenza ontologica e divergenza metafisica (ciò lascia impregiudicata la questione riguardante la solvibilità delle problematiche relative all’ente in quanto ente).

  11. Scusate il ritardo della mia risposta.

    Effettivamente io intendevo fatti relativi nel senso ontologico.

    Da notare infine che chiunque accetti il principio “se è un fatto che p, è vero che p” allora la relatività dei fatti implichi la relatività implica la relatività della verità.

  12. Francesco del Cheshire said

    Sì, in effetti, come dici tu, «chiunque accetti il principio “se è un fatto che p, è vero che p” allora la relatività dei fatti» [EDIT] «implica la relatività della verità». Tuttavia ho ritrovato che spesso chi sostiene tesi ontologicamente relativiste, difficilmente ammette anche la relatività della verità nel senso suddetto. Cioé, si può sostenere la relatività dei fatti ed accettare il principio “se è un fatto che p, è vero che p”, senza con ciò compromettersi alla relatività della verità. Questo poiché gli enunciati osservativi hanno una doppia valenza: sono ‘carichi di teoria’ se considerati termine per termine, mentre sono privi di teoria se considerati olofrasticamente.

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