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Una comune confusione sul relativismo

Posted by Fabrizio Trifiro su maggio 2, 2007

Volevo condividere con voi la mia perplessità su una certa confusione sul relativismo, ampiamente condivisa nella letteratura filosofica e anche in alcuni commenti di questi blog. La confusione tra relativismo e anti-fondazionalismo. In particolare vi è una tendenza frettolosa ad accusare di relativismo, nel suo senso radicale di ‘tutto va bene’, qualsiasi tentativo di ricordarci, che per molte aree della cultura (se non tutte), l’uomo è la misura delle cose, nel senso di William James in cui ‘il serpente umano lascia la traccia su ogni cosa’, che è anche ritengo quello Wittgensteiniano per cui la spada delle giustificazioni è destinata a toccare la roccia e piegarsi.

La questione (retorica) che vorrei porre, soprattutto a chi potrebbe avere un certa paura del relativismo, è la seguente: riconoscere che le nostre giustificazioni ultime sono ineluttabmente circolari, e che dunque il terreno ultimo delle nostre giustificazione non puo che essere epistemicamente etnocentrico, ci costringe a sotenere la posizione relativista radicale per cui ‘tutto va bene’, o il suo risvolto scettico radicale per cui ‘niente va bene’?

Vorrei condividere ‘brevemente’ con voi la mia visione di un anti-fondazionalismo epistemicamente plausibile, ovvero non radicalmente relativista e scettico, sollecitando commenti. Ritengo che sia possibile dissociare anti-fondazionalismo da relativismo/scetticismo, e cosi rendere conto delle due dimensioni chiave della normativita’ – universalita’ (vi e’ solo una verita’ per tutti in ogni tempo e luogo) e trascendenza (cio’ che sembra vero puo’ non esserlo) – se teniamo ben in mente due distinzioni, spesso ignorate: 1) tra universalita’ come ‘terreno di giustificazione’ e come ‘ambito di applicazione’ dei nostri giudizi normativi; 2) tra trascendenza come ‘auto-trascendenza’ e come ‘auto-riflessività’

1) E’ possibile offrire una lettura anti-fondazionalista delle aspirazioni universalistiche delle nozioni normative distinguendo tra terreno giustificatorio e ambito di applicazione dei giudizi normativi. Con questa distinzione, infatti, riusciamo a realizzare che il fatto che non possiamo ottenere un terreno di giustificazione universale per le nostre credenze e pratiche non significa che non possiamo ritenerle essere valide, e quindi applicarsi, universalmente. Grazie a questa distinzione siamo nella posizione di rispondere a due critiche tradizionalmente associate all’accusa di relativismo, quelle di auto-contraddizione e violazione della legge di non-contraddizione. Da un lato, infatti, possiamo riconoscere come un anti-fondazionalismo coerente affermerà di essere la corretta concezione della normatività (quella universalmente valida) non in base ad un terreno universale, ma solo in riferimento a (in base a) la sua visione etnocentrica della validità normativa, ovvero ricorrendo ad un terreno giustificatorio etnocentrico. Dall’altro lato, siamo in grado di realizzare che se osserviamo la distinzione tra ‘ambito’ e ‘terreno’ della normatività, come essa viene generalmente espressa nel nostro linguaggio normativo dalle distinte espressioni ‘vero (giusto, migliore, ecc.) per A’ e ‘vero (giusto, migliore, ecc.) secondo A’, l’inferenza comune alle critiche di relativismo da ‘p è vero per A’ e ‘p è falso per B’ a ‘p è sia vero che falso’ dovrà essere riformulata nei seguenti termini: “‘p è vero per tutti secondo A’ e ‘p è falso per tutti secondo B’, dunque ‘p è universalmente vero secondo A e universalmente falso secondo B.’” Nessuna contraddizione è qui implicata, soltanto un conflitto tra standard di validità normativa diversi; e il riconoscimento di un disaccordo, non importa quanto fondamentale, non coincide certamente con l’affermazione di tesi relativiste radicali.

2) Una tale epistemologia etnocentrica non solo non viola la legge di non-contraddizione e non è auto-contradditoria, ma mantiene anche intatta la distinzione tra ordo essendi e ordo conoscendi che posizioni anti-fondazionaliste sono tipicamente accusate di dissolvere. In questo caso, e’ necessario ricordarci della distinzione tra pratiche di giustificazione attuali e pratiche di giustificazione tout court, come è formulata per esempio nella descrizione di Putnam della prima delle due idee chiave della sua ‘teoria idealizzata della verità’ e nella descrizione di Rorty dell’’uso cautelativo’ che facciamo di vero e di tutte le nozioni normative in generale. Per mezzo di questa distinzione possiamo allora comprendere che la circostanza che possiamo sempre fare osservazioni cautelative del tipo ‘pensi che p sia vero, ma potrebbe non esserlo’ non richiede di ricorrere alla distinzione metafisica tra realtà in sé ed apparenza. Possiamo senza dubbio riformare qualsiasi parte delle nostre pratiche giustificatorie ogni volta che ve ne sia bisogno, ma come i marinai della barca di Neurath, soltanto a largo ed un pezzo alla volta. In questo modo, attraverso un processo continuo di riforma possiamo anche arrivare ad un sistema normativo completamente diverso da quello di partenza. Comunque, anche allora, avenzeremo i nostri giudizi normativi all’interno di particolari pratiche di giustificazione in ultima istanza circolari. Le aspirazioni trascendenti delle noste nozioni normative, dunque, non richiedono di far riferimento ad una ragione trascendente, ma possono traquillamente poggiare su un’impiego auto-riflessivo di una ragione immanente

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28 Risposte to “Una comune confusione sul relativismo”

  1. Ciao Fabrizio!
    sono d’accordo con te sia sulla distinzione fra relativismo e anti-fondazionalismo, sia sull’opportunità, ed anzi l’ineluttabilità, di abbracciare ques’ultimo. In un certo senso sono troppo d’accordo per fare commenti utili!
    Invece mi chiedevo se tu potessi indicare dove, nella letteratura filosofica e anche su questo weblog (in cui anch’io potrei essermi reso distrattamente colpevole di questa confusione), in cui a tuo modo di vedere le due cose vengono confuse in maniera pericolosa.

  2. Fabrizio Trifiro said

    Ciao Daniele!

    In questo blog, la confusione l’ho trovata per esempio nel commento 26 del post ‘argomenti contro l’incesto’, il commento che mi ha in effetti motivato a scrivere il post.

    Per quanto riguarda la letteratura filosofica, una fila senza fine. Che ho sotto mano: Nicholas Resher: Moral Absolutes. An Essay on the nature and Rationale of Morality (Peter Lang, New York, 1989), Jurgen Habermas: 1987: The Philosophical Discourse of Modernity, (MIT Press, Cambridge, Massachusetts); Alasdayr Macintyre: After Virtue, (Duckworth, London 1981) Robert Streiffer: Moral Relativism and Reasons for Action (Routledge, New York & London, 2003); John Cook: Morality and Cultural Differences, Oxford: Oxford University Press, 1999) [nonostante molte inutizioni valide]; Harvey Siegel: Relativism Refuted: a critique of contemporary epistemological relativism (Reidel 1987); Michael Novack: Awakening from relativism. Why truth matters? (Institute of Economic Affairs, London, 1995) Steven Lukes: Liberals and Cannibals (Verso, London, 2003)[in maniera piu’ sottile; Ruth Macklin: Against Relativism: Cultural Diversity and the Search for Ethical Universals in Medicine (Oxford University Press, Oxford, 1999); James Fishkin: Beyond Subjective Morality: Ethical Reasoning and Political Philosophy (Yale University Press, New Haven & London, 1984); Edmund Husserl, Logical Investigations (London: Routledge and Kegan Paul, 1970)

  3. Fabrizio Trifiro said

    Mi sono reso conto che tutte le referenze che ho elencato provengono da posizioni fondazionaliste. Ma vi sono anche posizioni relativiste, quelle radicali, che condivono la stessa assunzione metafisica di fondo con i fondazionalisti, ovvero che la validita’ normativa si puo’ propriamente dare solo se si possiede un fondamento assoluto. Negando che si possiede tale fondamento assoluto allora ne consegue che tutto o niente va bene. Riferimenti non ne ho in mente tanti ma per esempio: Ruth Benedict: Patterns of Culture, (New American Library, New York, 1957); The American Anthropological Association ‘Statement on Human Rights’, American Anthropologist, vol.49 (1947)Herskovits: Man and His Works, (New York: Knopf, 1960), p.76. Sumner, W. G.: Folkways, (Ginn, Boston 1934). E ovviamente, Ivan Karamazov con la sua asserzione che ‘se no c’e’ Dio allora tutto e permesso ed accettabile(Dostoyevsky: I Fratelli Karamazov). Tra i fondazionalisti mi viene ora in mente anche il nostro amato e riverito pastore tedesco Ratzinger: Mass ‘Pro Eligendo Romano Pontifice’, Vatican Basilica, 18 April 2005 [www] http://www.vatican.va/gpII/documents/homily-pro-eligendo-pontifice_20050418_en.html

  4. Caro Fabrizio
    io cercavo più la descrizione di un modo specifico in cui si cade nella confusione di cui sopra, che una bibliografia! ma la bibliografia per se è interessantissima! purtroppo è in larghissima parte terreno per me inesplorato; vorrei comunque provare a fare un commento di merito. Mi scuso in anticipo, oltre che delle osservazioni certo incompetenti, perchè per qualche giorno non potrò leggere l’eventuale risposta.
    Una cosa che sembra emergere sia dalla bibliografia che dal tuo post è che il tuo interesse si concentra in qualche modo su relativismo, fondazionalismo ed anti-fondazionalismo nella sfera morale, o pratica. Mi domando se questo faccia una differenza, e cercherò di spiegare perchè. Ricostruisco così il tuo argomento: supponiamo che A e B abbiano opinioni incompatibili su un certo argomento, e il loro disaccordo sia così profondo che per entrambi è impossibile dare argomenti razionali per la propria posizione senza in qualche modo presupporre l’errore da parte dell’altro; questo non implica che non vi sia uno dei due che ha ragione e l’altro che ha torto, uno che ha credenze vere e l’altro che ha credenze false.
    Ora mi domando cosa è che rende vere le credenze di uno e non dell’altro? sembra che ci debba essere un modo in cui le cose stanno che trascende le capacità di riconoscimento. Ma nel caso di una credenza morale, o normativa, come dici, che forma ha questo modo in cui le cose stanno?
    In altre parole, la tua posizione non richiede una difesa del realismo in meta-etica?

  5. Fabrizio Trifiro said

    Caro Daniele

    Scusa per il listone bibliografico, mi era piu’ veloce. Direi che l’errore generalmente condiviso in entrambe le liste (se pur con qualche sfumatura) e’ quello di pensare che senza un fondamento giustificatorio assuluto tutto o niente va bene, ovvero entrambi condividono la stessa concezione della validita normativa come aderenza a come le cose stanno realmente. I relativisti/scettici radicali negando la possibilita di raggiungere tale terreno traggono le loro coneguenze radicali. I fondazionalisti attribuiscono tale posizione a chiunque nega la possibilita di raggiungere tale fondamento.

    Alcuni esempi concreti: ‘the first great lesson rescued from the ashes of World War II: Those who surrender the domain of intellect make straight the road of fascism. Totalitarianism, as Mussolini defined it, is la forza della volontá. It is the will-to-power unchecked by any regard for truth. To surrender the claims of truth upon humans is to surrender the Earth to thugs.’ (Michael Novack: Awakening from relativism, p.19). Chiunque neghi la possibilita di raggiungere una verita assoluta apre la porta al relativismo radicale, in particolare nella sua forma eitco/politica di anarchismo incivile, aggiungendo cosi’ un’ulteriore confusione tra posizioni epistemiche e morali.

    In maniera simile: “the argument against the tyrant and the argument against relativized predicates of truth and justification require the same premises” A. Macintyre: ‘Relativism, Power, and Philosophy’, in Relativism: Interpretation and Confrontation, (RIC) M.Krausz, ed

    ‘Different people and different cultures hold different views about such matters: what is right for one is wrong for another. Autres lieux, autres moeurs. There are no absolute moral standards binding on all men in all times and cultures. In moral matters there is no prospect of unqualified correctness or error. Any and every group is entitled to its own opinion. Since all different views are equally ‘valid’, the ideas of validity or correctness, strictly speaking, simply do not apply in matters of morality.’ (Nicholas Resher: Moral Absolutes p.17?) Attribuisce la tesi radicale dell’uguale valditita a chiunque neghi la possibilita di una concezione assolutista di validita’

    ‘[considering the diversity of cultures] We shall arrive at a more realistic faith, accepting as grounds of hope and as new bases for tolerance the coexisting and equally valid patterns of life which mankind has created for itself from the raw material of existence’ [Patterns of Culture (New York: New American Library, 1957) p.278] Questo e’ un esempio di conclusione relativista. E’ particolarmente illuminante perche punta ad una motiviazione diffusa per tesi relativiste culturali radicali, ovvero il rispetto della diversita culturale. I relativisti culturali radicali ritengono che per poter garantire il rispetto della diversita culturali doppiamo abbandonare le pretese universalistiche della normativita’, restrignendo l’ambito di applicazione di giudizi normative ai contesti culturali in cui sono avanzati.

    ‘‘Relative rightness’ is not rightness at all… Assume ER [la tesi relativista moderata per cui ogni giudizio normativo presuppone un particole insieme di standard di valutazione] to be a rationally justifiable position. Then there are good reasons for holding ER. But good reasons cannot be biased or non-neutral or arbitrary or idiosyncratic (by definition of ‘good reason’). Therefore, if ER is rationally justifiable, there must be some non-relative, neutral framework or ground from which we can make that judgment.So the relativist can defend relativism only by rendering it incoherent… Conversely, to defend relativist relativistically is to fail to defend it at all.’ (Harvey Siegel: Relativism Refuted, p.8-9) Pressupone in partenza, per definizione, che l’unica concezione plausibile di validita’, di ‘buona ragione’ e’ quella fondazionalista. Difendere il relativismo moderato relativisticamente significa mancare [to fail] di difenderlo soltanto assolutisticamente, ovvero ‘to fail to defend it’ in una maniera incoerente. Una simile riposta la si trova in Meiland, Metaphilosophy 1980 vol 11 n.2 p.123 ‘Couldn’t the relativist [leggi relativista moderato, o antifondazionalista] reply that his critic is simply assuming or presupposing that every doctrine must allow there to be rational grounds of its adoption? Isn’t the critic simply expressing his prejudice or bias against non-rational conversion and thus merely telling that he values a certain type of rationality?…then the critic seems to be doing the very thing which he condemns in the relativist, namely stating a position which is based on entirely subjective prejudices’ Che Sieger stia trattando di relativismo moderato lo si puo vedere dalla definizione di ER: ‘ER: For any knowedge-claim p, p can be evaluated (assessed, established. Etc.) only according to (with reference to) one or another set of background principles and standards of evaluation s1,….,sn; and, given a different set (or sets) of background principles and standards s1’, …., sn’, there is no neutral (that is, neutral with respect to the two (or more) alternative sets of principles and standards) way of choosing between the two (or more) alternative sets of evaluating p with respect to truth or rational justification. P’s truth and rational justifiability are relative to the standards used in evaluating p’

    Scusa se mi sono dilungato, ma ho dovuto per fornirti qualche esempio concreto. Per quanto riguarda la tua osservazione vi e’ un problema nella tua descrizione della posizione che io considero come un plausibile relativismo. La tua descrizione e’: ‘supponiamo che A e B abbiano opinioni incompatibili su un certo argomento, e il loro disaccordo sia così profondo che per entrambi è impossibile dare argomenti razionali per la propria posizione senza in qualche modo presupporre l’errore da parte dell’altro; questo non implica che non vi sia uno dei due che ha ragione e l’altro che ha torto, uno che ha credenze vere e l’altro che ha credenze false.’
    Per un relativismo coerente, non e’ propriamente corretto dire che un disaccordo profondo, fondamentale, non implica che non vi sia uno dei due che ha ragione e l’altro che ha torto uno che ha credenze vere e l’altro che ha credenze false. Ovvero, tutto dipende dal sistema di giustificazione in causa. E’ vero che secondo persona A, lui ha ragione e B ha torto, ovvero la sua credenza x e vera universalmente. Idem pero per persona B, lui, secondo lui, ha ragione universalmente e A ha torto. Non vi e’ modo di risolvere la questione attraverso il ricorso di un realismo meta-etico. La mia posizione non richiede dunque una difesa del realismo in meta-etica, anzi.

    Ora, la tua osservazione e’ premessa dalla considerazione che sto trattando della sfera morale/pratica. In effetti e’ piu facile vedere la plausibilita dell’anti-fondazionalismo, o relativismo moderato in questa area. Senza addentramici accenno solo al fatto che ritengo tale posizione plausibile anche nella sfera fattuale, qua pero e’ piu difficile vederlo perche meno ricorrenti sono situazioni di conflitto profondo. Questo ritengo sia dato dalla circostanza fortunata che condividiamo un substrato biologico che ci garantisce un base di accordo di fondo, e quindi un’universilita anche del terreno di giustificazione. Questo universalismo di justificatory ground pero non e’ a priori ma de facto. Anche se abbiamo difficolta seria ad immaginare modi profondamente alternativi di conoscere il mondo, e chissa forse in fondo non ce ne sono. Nell’ambito morale pero’ secondo me non si scappa da un universalismo etnocentrico.

  6. Fabrizio Trifiro said

    No resistevo ad un’altro esempio tratto da Habermas: “[if we do not demonstrate] that the moral point of view, as expressed by (U) [the liberal democratic pressipositions of the ideal speech situation], is generally valid and does not merely express a culture-specific orientation …[then we will] succumb to a relativism that robs moral commands of their meaning and moral obligations of their peculiar force.” (The Theory of Communicative Action: Volume 1, p.76)

  7. Adesso che ho più chiara la tua posizione, vedo che il nostro apparente accordo di fondo era dovuto solo al fatto che in qualche modo proiettavo su quello che dicevi le mie idee. Quello che avevo in mente era un anti-fondazionalismo puramente epistemico.
    Due osservazioni ancora, senza entrare troppo nel merito. La prima è terminologica: in fondo la tua è una forma di relativismo, e perciò forse varrebbe la pena che tu adottssi il termine chiaramente, e cecassi di dire che il relativismo, nella forma in cui lo sostieni tu, è accettabile. La seconda è per così dire un appello retorico a valicare i confini intersubdisciplinari: negli ultimi anni in filosofia del linguaggio il relativismo ha attirato una grande attenzione; mi sembra che più conoscenza reciproca porterebbe da un lato il relativista in filosofia del linguaggio ad occuparsi di casi più filosoficamente e praticamente pregnanti; e dall’altro il relativista morale a sperimentare modelli semantici rigorosi per le proprie idee (sullo sfondo dei quali, per esempio, la classica accusa di auto-contradditorietà può essere meglio valutata).

  8. Fabrizio Trifiro said

    Caro Daniele, non capisco perche dici che l’anti-fondazionalismo che ho abbozzato, che chiamo anche relativismo coerente o moderato, non e’ epistemico. E’ puramente epistemico. E’ una concezione meta-normativa di come giustifichiamo le nostre credenze e valori, ovvero in maniera inevitabilmente circolare. Gli esempi che ho offerto per la maggior parte fanno riferimento alle conseguenze etico/morali della negazione di poter dare un fondamento assoluto alle nostre pratiche giustificatorie, ma questo non rende le mie osservazioni non-epistemiche. La conclusione ‘tutto e’ permesso’ o ‘non puoi difenderti dai tiranni’ in morale e politica si puo’ considerare equivalente alla conclusione ‘tutto va bene’ o ‘non puoi criticare altrui posizioni o difendere la tua’ in epistemologia (anche se stimola ulteriori riflessioni). Anzi la posizione che vorrei difendere vuole esattamente rendere le questioni politiche/morali indipendenti da riflessioni onotlogiche/epistemiche, nel senso che i problemi politici devono essere presi come far appello al nostro impegno morale e volonta politica, e non ad una presunta facolta di darne una risoluzione ‘una volta per tutte’ che poggi su terreno assoluto. Per quanto riguarda modelli semantici rigorosi, se ve ne sono mi piacerebbe venirne a consocenza. Mi potresti indicare come potrebbero farci valutare meglio l’accusa di auto-contradditorieta’? saluti

  9. Caro Fabrizio, evidentemente non mi sono spiegato; la posizione che avevo in mente come anti-fondazionalismo esclusivamente epistemico è questa: ciò che è giustificato o razionale credere può dipendere, in maniera talvolta irriducibile, da un punto di vista, ma l’unica nozione di verità cui riesco a dare senso è assoluta, non solo non relativista ma anche non epistemica. Se all’anti-fondazionalismo epistemico aggiungi una nozione epistemica della verità, che è come adesso capisco la tua posizione, ciò che è vero finisce per dipendere da un punto di vista, e questo, a torto o a ragione, io non lo considero accettabile.
    Riguardo ai “modelli semantici rigorosi” pensavo anzitutto ai lavori di John MacFarlane, che si possono scaricare da http://sophos.berkeley.edu/macfarlane/papers.html ; in particolare “Making Sense of Relative Truth” credo sia un articolo chiaro e che è stato molto discusso; ma vista la discussione qua credo che interesserebbe anche “Relativism and Disagreement”.
    Riguardo invece all’accusa di auto-contraddizione, confesso che avevo in mente soprattutto un paper di Sebastiano Moruzzi e Crispin Wright, in cui cercano di fare emergere una contraddizione proprio nell’approccio di MacFarlane. Per cui, non posso che dirti di chiedere al dottor Moruzzi!

  10. Fabrizio Trifiro said

    Immaginavo intendessi Macfarlane. Guarda caso abbiamo proprio discusso relativismo e Macfarlane oggi con Sebastiano ad un seminario che ha condotto. Non sorprendentemente abbiamo discusso parecchio sulla critica di contraddizione, che penso funzioni solo per un relativismo radicale, che per definizione e’ contradditorio perche sostiene che p e’ sia vero che falso. Ma questo relativismo non e’ cosi interessante appunto perche implausibile.
    Una domanda: pensi veramente che la verita in diverse aree della cultura ed in particolare in quella morale non dipendi da sistemi di valutazione diversi? Che senso ha dire di qualcuno che pensa non bisogna trattare con ugual rispetto tutte le persone, per esempio, che egli non dice la verita’? Non dovremmo piuttosto dire che non si comporta moralmente, ovvero non si comporta in base ai nostri criteri di comportamento morale? Vi e’ un senso epistemico per cui e’ irrazionale? O irrazionale qui non significa altro che irragionevole, ovvero un giudizio morale? Ritengo che una posizione relativista coerente, un anti-fondazionalismo epistemico, sia la descrizione piu adatta in questi casi. L’osservazione fondamentale del post inziale era proprio che un tale fondazionalimso non deve essre considerato un relativismo del tipo ‘tutto va bene’, sebbene riconosce che quando si arriva alle questioni fondamentali di un disaccordo normativo radicale non si potra che argomentare le proprie posizioni in maniera circolare. Ovvero, ad esempio, persona A sostiene ‘questo taglio alle tasse e’ giusto’, persona B sostiene ‘questo taglio alle tasse e’ ingiusto’. Entrambi pensano che i propri criteri di giustizia vanno applicati universalemtne seppur sono consapevoli che le basi epistemiche per le loro convinzioni sono ultimanete circolari. Anti-fondazionalismo non relativista radicale in quanto si mantiene un senso ben preciso di quello che e’ valido e no all’interno dei paritcolari sistemi di valutazione. Chiedero sicuramente a Sebastiano il paper che indicavi, grazie mille.

  11. Ciao a tutti,

    eccomi dopo essermi eclissato per la finire il paper che scritto per il seminario che ho condotto sul relativismo sulla verità ieri qui a Bologna.

    Innanzitutto confesso la mia colpa: sono il l’autore del famigerato commento 26 al post sull’incesto (fra l’altro un post molto caldo, che insieme a quello sulla metavariabili ha scaldato molto gli animi, si vede che il nostro amico Zardinsky sa come sollecitare le corde delle passioni filosofiche 🙂 ).

    Il seminario di ieri è stato utile per corroborare due miei sospetti:

    1) il relativismo sulla verità (RV) sembra richidere una nozione debole di razionalità per rendere intelligibile le pratiche assertorie e giutificatorie su sui intende applicarsi;

    2) RV sembra essere incompatible con una nozione corrispondentista della verità proposizioni-fatti (per questo ho cercato di riformulare il regreso di Boghossian senza assumere il relativismo globale sui fatti).

    Ora se l’antifondazionalismo (AF) è caratterizzato dalla razionalità debole e dall’abbandono del idea corrospendentista allora senza che RV implichi AF.

    A Fabrizio chiedo: il tuo è che l’altra direzione non vale, cioè che AF non implica RV?

    Eppure, come nota acutamente il dott. Sgaravatti, sembra nei commenti al tuo post tu ti impegni in RV, considera ad esempio questa frase:

    “E’ vero che secondo persona A, lui ha ragione e B ha torto, ovvero la sua credenza x e vera universalmente. Idem pero per persona B, lui, secondo lui, ha ragione universalmente e A ha torto.”

    Questa sembra essere esattamente le nozione di accuratezza prospettica che usa MaFarlane in “Relativism and Disagreement” .

    Per quanto riguarda l’argomento mio e di Crispin, qui, se funziona quanto diciamo, vogliamo mostrare che nel caso dei futuri contingenti il relativista non può formulare la propria posizione pena l’incoerenza. Ma anche qui magari ne parlerò in un altro post.

    Un’ultima cosa. Come anche qui ha già detto il saggio dott. Sgaravatti, quello che secondo sarebbe utile è tentare di unire un pò le diverse linee diricerca in fil del linguaggio, epistemologia e metafisica. Ad esempio nel mio paper ho cercato di fornire una descrizione di quali conseguenze metafisiche abbia RV. Cosa è un fatto relativo? Come è raffigurata la realtà per un relativista sulla verità?

    ciao,
    Sebastiano

  12. Fabrizio Trifiro said

    Ho vari punti e chiarificazioni da fare sulle tue osservazioni Sebastiano, che sono interessanti e utili per chiarificare ulteriormente

    1) Sarei d’accordo con quello che dici, parafrasandolo cosi, che il relativismo sulla verità (RV) e’ plausibile se non si presuppone una nozione forte di razionalita’ e pratiche assertorie che presuppongono la possibilita’ di fornire ragioni assoluti per le nostre posizioni. Una nozione debole della razionalita’ come mera pratica del dare e ricevere ragioni, nonostante l’inevitbaile circolarita ultima, rende dunque intellegibile la pratica assertoria e giutificatoria di un relativista. Un relativista coerente, che e’ ovvero un anti-fondazionalista che non asserisce che ‘tutto va bene’, ma che si basa su quello che ptrei chiamare ‘etnocentrismo epistemico metodologico’ (EEM) secondo il quale ogni volta che ci si interroga sulla valdita normativa (per qualsiasi nozione normativa, ‘vero’, ‘giusto’ ‘buono’ etc) bisgona chiedersi ‘normativamente valido in base a quali standard di validita normativa? Dunque si AF implica RV coerente, in quanto sono la stessa cosa.

    Qui si attacca la tua (Sebastiano) osservazione aproposito dell’acuretezza prospettica di Macfarlane. Lessi l’articolo tempo fa e ricordo poco la sua definizione di relativismo. Dando una scorsa veloce, la sua accuratezza prospettica potrebbe assomigliare a EEM. Mi prometto di leggerlo al piu’ presto e commentare se mi viene qc osservazione rilevante. In ogni modo il punto che mi preme ribadire e’ che accettando che la posizione che descrivo e’ un relativismo della verita’ non e’ un relativismo radicale del tutto va bene, il quale e’ vulanribile delle tre critiche di auto-contraddizione, violazione legge non contraddizione e dissoluzione differenza essere/sembrare. La differenza chiave e’ che il relativismo radicale condivide la concezione fondazionalista della validita come corrispondenza ad un terreno assoluto, e sostenendo impossibile ragggiungere tale terreno relativizza l’ambito di applicazione dei nostri giudizi normativi oltre al terreno giustificatorio. In questo modo e’ portato ad asserire che la propsoizine p su cui A e B sono in disaccordo e’ sia vera che falsa, perhce falsa per A (non solo secondo A) e vera per B (non solo secondo B). Questo modo di descrive la situazione di disaccordo, e’ da notare, presuppone una prospettiva esterna alle due posizioni A e B, dalla quale poter dire che p e’ sia vero che falso. Se rispettiamo EEM fino in fondo, questa prospettiva non ci e’ concessa, o parliamo dalla prospettiva A o da quella B o da qualche altra che avra’ i suoi criteri di giudizo e quindi o concordera con A o con B o con nessuno dei due. In particolare EEM ci permete di capire come sia possibile distinguere tra terreno giustificatorio e ambito di applicazione dei nostri giudizi mormativi (overro tra ‘vero secondo’ e ‘vero per’) potendo mantenere la portata universalista delle nozioni normative, cosi che p e’ vero universalmente per A e faslo universalmente per B. Ma non vi e’ prospettiva possibile da qui inferire da questa situazione di disaccordo che p e’ sia vero che falso. Se siamo in A, p e’ vero, se in B e’ falso, se in qualche altra prospettiva Cn sara vero’ falso o ne vero ne falso.

    2) Non ho hard feelings contro concezioni corrispondentiste della verita’ se prese a ‘face value’, ovvero nel senso quotidiano che le nostre proposizioni sul mondo corrispondono (se vere) ai fatti descritti da quelle proposizioni che riteniamo vere in base ai nostri standard normativi. Ovvero i fatti e la verita’ delle proposizioni emergono insieme all’emergere del nostro sistema epistemico e normativo che ritengo bisogna considerare olisticamente a la Neurath/Quine. Ora vi e’ un senso ovvio in cui un RV coerente, o se vuoi l’anti-fondazionalismo centrato su EEM, sembra essere incompatible con una nozione corrispondentista della verità proposizioni-fatti, ovvero se questa corrispondenza e’ intesa in senso fondazionalista, ma questa incompatibilita’ non e’ quella di cui fai riferimento tu attraverso la riformulazione del regresso di Boghossian. Nel senso in cui tu fai riferimento all’incompatibilita tra RV(EEM) e principio di corrispondenza propozione-fatti non penso il tuo argomento ‘dal regresso’ funziona. Questo perche’ il regresso prospettico infinito e’ una mera possibilita teorica, e’ simile al dubbio iperbolico cartesiano che Peirce e Wittgenstein criticavano come un dubbio di carta, un dubbio la cui esistenza sussiste solo per il fatto che lo si puo scrivere o formulare, ma non ha alcune basi effettive. Il regresso prospettico, come il dubbio scettico, infatti viene generalmente fermato attraverso la pratica, ovvero cominciando a muoversi, e muoversi in circolo. In fondo, la circostanza che ogni proposizione p e ogno fatto f corrispondente a quella proposizone dipendano per la loro sussistenza da una prospettiva P, non significa che ad un certo punto della regressione Pn(Pn-1(Pn-2(p))) non si possa avere Pn(Pn(Pn-1(p)) ovvero che una propsettiva si applichi a se stessa. E a questo punto di circolarita’/auto-rfilessivita’ penso si arrivi molto presto. Prendiamo ad esempio proposizione t ‘taglio tasse x e’ giusto’. Questa, diciamo, e’ vero secondo prospettiva A, . Il fatto (o meglio ‘circostanza’) che t sia vera secondo A, o e’ vero o e’ falso. Ma quello che sia – abbiamo assunto che e’ vera in questo caso – sara tale in base a qualche prospettiva. In questo caso questa sara’ una prospettiva rappresentata da una concezione di come attribuire le credenze a qualcuno (una prospettiva che per di piu’ suppongo come circostanza de facto largamemente condivisa – e la condivisione funzione generalmente da assolutizzazione di una prospettiva, tamponando di per se l’argomento del regresso). In ogni modo, in base a che (tipo) di prospettiva sara’ vero (o un fatto), che e’ vero (o un fatto) che t e’ vero secondo A’? In base ad una prospettiva consistente in una concezione di come correttamente attribuire la correttezza di un attribuizione di credenze a qc. Si comincia gia a capire poco, questo perche’ ci stiamo avventurando in terreni che generalmente la scorciatoglia della pratica ci permette di evitare. Ed e’ per di piu una scorciatoia circolare, nel senso che ritengo che questa meta-prospettiva ulterirore sulla attribuizione di concezioni non sia diversa dalla prospettiva costitutita dalla prima concezione, o meglio pratica, di come attribuire credenze a qualcuno. Il regresso termina qui dunque. Fatto residuo?: molto semplice, non complesso, non certamente infinito. Nessun problema con la teoria della verita come corrsipondenza intesa internalisticamente.

    3) In conclusione e molto brevemente: la relta ‘secondo’ un anti-fondazionalista coerente sara’ come ogni particolare anti-fondazionalista di cui possiamo stare parlando pensa sia. Ma io, come ogni altro, non posso rispondere per conto di altri. Ognuno ha idee specifiche della realta’, le mie sono realiste per le quetioni fattuali, nel senso che i fatti che ritengo esistino, esistono relamente indipendentemente da me. Vi sono aree come quelle di gusto in cui il discorso della relativita delle qualita secondarie sembra parecchio azzeccato, nella morale vi e’ una differenza di sensibilita’ morali ed interessi che ci fanno sostenere giuste cose diverse, ma non vedo come possa esistere una fatto metafisico che corrsisponda al ‘giusto’. La differenza tra morale e gusto e’ pragmatica, nel senso che per il gusto non ci interessa discutere perche’ non ci sta a cuore risolvere la disputa, per questo tendiamo a relativizzare l’ambito di applicazione dei nostri giudizi di gusto, e rendere il gusto un mero mores. La morale si distingue dai mores, dalle abitudini o convenzioni per il solo fatto pragmatico che riteniamo sia importante stabilire come ci si debba comportare pubblicamente, e questo ci porta a sostenre una concezione universalista dell’ambito di applicazione dei nostri principi morali . Per quanto riguarda i le circostanze fattuali vi e’ un senso in cui la realta e’ cosi come e’ indipendentemente da noi. Questo senso pero non ha fondamenti non circolari. Spero di aver chiarificato qualche punto e….. magari, persuaso.

  13. […] Commenti Recenti Fabrizio Trifiro su Che cosa sono queste intuizioni?Fabrizio Trifiro su Una comune confusione sul relativismogiuliano torrengo su Che cosa sono queste intuizioni?sebastiano moruzzi su Che cosa sono queste intuizioni?sebastiano moruzzi su Una comune confusione sul relativismo […]

  14. Pensatoio said

    Dire che una posizione è unoversalmente vera per A e universalmente falsa per B non è contraddittorio, ma è a sua volta una posizione filosofica, o una semplice descrizione di due diverse credenze ?
    Così come è formulata sembra assomigliare più alla seconda alternativa.
    Il relativismo dice semplicemente, magari sull’evidenza empirica di una pluralità di teorie sulla natura del mondo, che non è possibile elaborare una posizione che sia indipendente dai contesti nei quali è formulata (una posizione cioè fondata puramente su argomentazioni razionali). E’ lo scetticismo invece che dal relativismo e da una concezione forte della conoscenza deduce l’impossibilità della conoscenza stessa.
    L’antifondazionalismo invece è una famiglia di teorie che negano la natura gerarchica e stabile delle conoscenze. Esse si differenziano nella selezione dei fattori (e degli argomenti) che determinano tale situazione

  15. Fabrizio Trifiro said

    Pensatoio, grazie per il commento.
    Dicendo che una posizione è universalmente vera per A e universalmente falsa per B, la posizione anti-fondazionalista che propongo vuole ‘descrivere’ una circostanza di disaccordo fondamentale, in base ad una una posizione filosofica per la quale le basi giustificatorie delle nostre credenze non possono che essere circolari, e non vi e’ garanzia a priori di un consenso su tali basi. Nel post iniziale sostenevo che un disaccordo fondamentale non deve costringere anti-fondazionalisti a violare la legge di non contraddizione, in quanto cio’ che l’anti-fondazionalista relativizza e’ la base giustificatoria e non la sfera di applicazione dei gidizi normativi. Ora, il fatto che persona A dice che il valore dell’uguaglianza deve avere precedenza sulla liberta’, diciamo la liberta di utilizzare in pieno il frutto del suo lavoro, mentre persona B nega questa credenza, e’ un conflitto normativo su una stessa credenza, su uno stesso giudzio normativo.

    Posso concrdare con la tua descrizione dell’anti-fondazionalismo. Per quanto riguarda quelle di relativismo e scetticismo preferisco descriverle come i due lati di una stessa medaglia, la medaglia, che tu ci fai presente, della frustrazione indotta da una concezione forte della conoscenza. I relativisti sono portati a sostenere dalla loro frustrazione fondazionalista che ‘tutto va bene’, gli scettici che ‘niente va bene’

  16. Paul Caruana said

    Interessante la sua riflessione. Dimentica però un punto: nel relativismo se tutti hanno ragione, tutti hanno torto. Ci sarà qualcuno che avrà più ragione degli altri? Il suo approccio è più decostrutivista alla Derrida.
    Che ne pensa?.
    Cordialmente.
    Paul

  17. Fabrizio Trifiro said

    Caro Paul

    Grazie per il commento.
    Dare una descrizione di tesi X non significa concordare con tale tesi. Ho solo descritto la posizione relativista, non sostenuta. Infatti l’anti-fondazionalismo che ho sostenuto nel post iniziale si distingue dal relativismo che ho descritto come ‘tutto va bene’ (e come chiarifichi tu ‘tutto va male’) per sostenere che la tesi relativista radicale non ha senso perche non possiamo prescindere dai contesti normativi in cui siamo immersi, in base ai quali vi e’ un chiaro senso di cio’ che va bene e cio’ che va male. Nonostante non si possano avere giustificazioni non circolari.

  18. Paul Caruana said

    Concordo con lei, diciamo in generale; si deve però altresì considerare che sia l’anti-fondazionalismo che il decostruttivismo che il relativismo hanno tutti una radice neo-gnostica nel senso spiritualista (non in quello spirituale) ed un afflato verso un’evoluzione neo-illuminista, entro la quale le varie tesi sono tutte giustificazioniste di un modello fallito.
    Si potrebbe obiettare che l’anti-fondazionalismo si ponga in contrasto con tesi gerarchiche, più muovedosi nelle strutture a matrice, ma in realtà la radice neo-gnostica da me menzionata è sottile ma individuabile, nella suddivisione della realtà sempre in senso antinomico.
    Non crede?
    Cordialtà
    Paul Caruana

  19. Fabrizio Trifiro said

    Scusa Paul, ma non capisco quello che vuoi dire.

  20. Paul Caruana said

    Mi scusi se non sono stato chiaro.
    Voglio dire che le teorie di natura neo-illuminista rimangono all’interno di un modello politico e sociale che sta dimostrando il suo fallimento, pertanto considero come apparenti le divergenze che esse ci mostrano.
    In più gli aspetti neo-gnostici e docetisti di tali dottrine sono evidenti, trattandosi di contesti scientisti, spiritualisti e positivisti.
    Come dire, chiusa all’interno del cerchio delle formulazioni, nate all’indomani dei fatti del 1799, la filosofia non vede oltre, ma propone una sorta di revitalizzazione di un moribondo.
    Dal mio punto di vista non se ne esce se non con un recupero totale dell’aspetto metafisico, trascendente presente in ogni uomo. Eliminando i riferimenti e l’afflato verso l’alto, l’uomo è caduto nella sua prigione psichica e nelle formulazioni pseudo-filosofiche, lontane da una visione di natura Tradizionale.
    Un Umanumo sarebbe da ristudiare, un Berdjaev ed un Florenskij da riprendere in considerazione, stante la situazione che si avvicina curiosamente al tempo descritto dallo Spengler dove la Zivilisation prende il sopravvento sulla Kultur.
    Cordialmente
    Paul

  21. Fabrizio Trifiro said

    Paul, grazie per l’ulteriore chiarimento. Per quanto riguarda la posizione anti-fondazionalista a cui faccio riferimento la vedo seguire la scia dellilluminismo in un senso soltanto. Porta il progetto anti-autoriario dell’illimunismo alle sue logiche conseguenze epistemologiche, ovvero abbandonare le pretese fondazionaliste, e quindi abbandonare il progetto epistemologico dell’illuminsimo cosi’ come fu concepito al tempo. Inoltre, un anti-fondazionalismo neo-illuminsta di questo tipo non ha niente da che ridire nei confronti dell’altro progetto dell;illuminismo quello politico della democrazia liberale. Anzi, ritengo si possa sostente che tale progetto politico richieda un’approccio anti-fondazionalista all’autorita normativa per la sua piena realizzazione. In che senso il modello politico e sociale dell’illuminso sta dimostrando fallimento? Ed in che senso a questo fallimento puo’ soltanto far da argine un recupero dell’aspetto metafisco presente in ogni uomo? Quale e’ tale aspetto? ma in particolare, come si potra mai sapere di averlo colto? Questa’ e’ appunto la domanda su cui si e’ infranto il progetto filosofico fondazionalista tradizionale, a cui ogni tentativo di recuperare il trascendente fa parte. Le tue osservazione suonano molto simili a quelle del signor Ratzinger. Di quale prigione psichica stai parlando? Le uniche prigioni ‘psichiche’ se cosi le vuoi chiamre, a cui posso pensare, sono quelle rappresentate da autorita’ normative indiscusse, come le tradizioni culturali e religiose che ci stanno quotidianamente attorno. L’approccio anti-fondazionalista che propongo mira esattamente a rompere tali prigioni, riportanto la sorgente dell’autorita normativa nell’assenso non costretto degli individui.
    Cordialmente

  22. Paul Caruana said

    Mi trovo d’accordo con Ratzinger solo nell’aspetto di critica al relativismo, ma non sono assolutamente convinto che la Chiesa abbia operato nel senso di una liberazione dell’uomo, anzi per lo più o ha reso schiavo appunto di quelle prigioni psichiche che lei, moto correttamente, menzionava.
    Infatti nella mia replica non le ho citato il papa, ma Berdjaev, Florenskij e se vogliamo anche Soloviev. Anche Maine de Biran sarebbe da rivalutare.
    Rimane il fatto che l’uomo non ha trovato la pienezza della libertà, l’ha cercata con le filosofie illuministe fallendo, la cerca nella politica, che però rifette posizioni filosofiche a volte discutibili.
    Molti filosofi sono costretti a continue correzioni di rotta, vedasi Habermas con il suo voler conciliare aspetti sociali con quelli liberali.
    Lei dice che bisogna riportare tutto all’autorità normativa nell’assenso.
    Mi dice di quale autorità normativa parla? Cosa intende per autorità normativa?
    Anche Hitler aveva l’autorità normativa con l’assenso del popolo, così come molti emeriti rappresentanti del mondo orientale, dispongono dell’autorità normativa con l’assenso del popolo.
    E poi quanto deve essere grande questo assenso del popolo ? 50%. 80% ed i restanti 20 % diventano fattore di devianza sociale?
    Personalmente sposterei il problema sul linguaggio con una domanda: esiste una possibilità che il linguaggio si personalizzi per ogni persona?
    Se fosse possibile sarebbe come parlare al cuore di ciascuno, o no?
    Cordialità
    Paul

  23. Fabrizio Trifiro said

    Intendo che per ongi individuo non vi e’ altra autorita normativa che il suo assenso. Non parlo di maggioranze in quando non parlo di decisioni collettive. Nel caso di decisioni collettive, al fine di rispettare i valori di liberta ed uguaglianza, ci vorranno sicuramente pratiche di deliberazione pubbliche che colgano nel modo migliore possibile il consenso libero ed informato dei cittadini che subiscono le conseguenze di quelle decisioni. (non penso che Hitler, Hussein, Ahmadineyad o se per questo Bush godino di tale autorita politica – che e’ diversa da queall normativa’ che consiste semplicemente nella questione epistemologica delle basi sui cui poggiano in ultima istanza i nostri giudizi normativi) Come meglio realizzare l’ideale liberal democratico e’ un problema politico ed istituzionale concreto, che non vale trattare qui.
    La discussione in fatti si sposterebbe da una comune confusione sul relativismo, a comuni confusioni sulla democrazia.
    Se lei e’ daccordo con la critica di Ratzinger al relativismo, immagino che abbiamo molto poco terreno in comune. La critica fondamentalista di Ratzinger e’ una critica politica, e non epistemologica, ma il relativismo cosi’ come l’anti-fondazionalismo che Ratiznger pure critcherebbe sono tesi squisitamente epistemologiche. In particolare, scartando il relativismo che come ho sostenuto e’ epistemicamente incoerente, l’anti-fondazionalismo non impedisce di abbracciare pratiche sociali ispirate al rispetto della liberta’ ed uguaglianza di oguno. Potrei riformulare lo stesso concetto, ricordando con Rorty, che il progetto politico dell’illuminismo non resta sul progetto epistemologico dell’illumismo, e che dunque scartare il secondo abbracciano l’anti-fondazionalismo (o meglio, come dicevo prima, portarlo alle sue logiche conseguenze) non intacca minimamanete il primo progetto politico. La critica di Ratzinger cerca in maniera dipserata ed illogica di rivalutare i valori fondamentalisti della chiesa cattolica agitando lo spauracchio di un relativismo su cui egli stesso non sembra avere idee ben chiare. A quella che egli chiama la dittatura del relativismo (ma di cosa sta parlando?) cerca di sostituire la dittatura della chiesa cattolica, come ne sta dando pieno esempio in questi mesi. Riconoscere la contingenza delle nostre basi normative, e dunque anche quelle cattoliche, e’ fondamentale per aprie le porte ad un dialogo collettivo che non e’ mai stato forse cosi neccessari comi in questa giuntura storica. Solo una conspaevolezza anti-fondazionalista puo’ abbattere gli ostacoli epistemici ad un dibattito costruttivo libero ed aperto, sia quelli fondazionalisti del tipo ‘solo x va be’ che quelli relativisti del tipo ‘tutto va bene’.

  24. Paul Caruana said

    Non esistono dibattivi costruttivi ed aperti, alla fine prevale una proposta o un’altra. Lei propone la “consapevolezza anti-fondazionalista” come strumento per abbattere gli ostacoli (tralascio gli epistemici perché rende il discorso poco attraente e sembra filosofese) e permettere un dibattito costruttivo ed aperto.
    Ora però ho delle domande:
    – cosa intende per dibattito costruttivo ed aperto? Perché se è tale sgnifica che la si pensa allo stesso modo, se non è tale significa che uno dei due è parte di una devianza sociale, pertanto non è più costruttivo, ma impositivo.
    – riconoscere la contingenza. Giustissimo. Ciò significa che una filosofia che sia contingente diventa automaticamente temporale, limitata dal tempo. Nel campo religioso stessa dinamica, la religione diventa Zivilisation e pertanto, si perde nelle mondanità.

    Una filosofia diciamo autonoma, indipendente da una metafisica del cuore cade necessariamente schiava dei sofismi, della scienza e, per usare un termine moderno va in loop.
    La religione stessa senza filosofia diviene una morale, non vedo allra differenza tra le affermazioni di un Coomaraswamy e quello di un neo-pagano come De Benoist.

    I dibattiti costruttivi sono inesistenti; esiste solo io la penso in questo modo e tu la pensi in quest’altro modo. In questo modo ritorniamo al problema precedente. In un “dibattito costruttivo” ed aperto (se esiste), c’è qualcuno che ha ragione o no?
    Concordo con lei che sulla Chiesa cali una sorta di gelo fondamentalista, personalmente la sua affermazione è da condividere, però io avevo concluso con una domanda che non ha avuto una risposta e su quella che vorrei avere il suo parere.
    La prego, se le mie affermazioni la disturbano me lo dica.
    Saluti cordiali
    Paul

  25. Fabrizio Trifiro said

    Spero che in qualche modo lei stia descrivendo una posizione quando afferma: ‘I dibattiti costruttivi sono inesistenti; esiste solo io la penso in questo modo e tu la pensi in quest’altro modo’ altrimenti ricadrebbe in quelle posizioni relativiste che lei all’inizio associava con la posizione che difendeveo in partenza. Eccome se vi sono dibattito costruttivi, altrimenti non staremmo qui a scriverci vicedenvolmente. Che un dibattito sia costruttivo non significa che faccia riferimento comunque ad un fondamento assoluto. Significa soltanto che in qualche modo o si arriva ad un accordo di contenuti o si arriva a concordare di essere in disaccordo con un certo rispetto reciproco. Una costruttivita’ etico/politica direi, fondata sulla ragionevolezza, sulla capacita di ascoltare seriamente l’altro e offire ragioni per le nostre posizioni. Infine comunque, come ho gia ripetutto non c’e’ modo di prescindere dal loop, dal circolo vizioso delle giustificazioni ultime.
    A quale domanda dovevo risponderle? ‘esiste una possibilità che il linguaggio si personalizzi per ogni persona?’ Semplicemente non la capisco.
    Il termine ‘epistemico’ e’ parte del dizionario filosofico, che ci zecca il filosofese? Gli ostacoli al dialogo costruttivo di cui parlavo, quelli rimossi da una consapevolezza anti-fondazionalista, sono ostacoli epistemici, ovvero la convinzione che vi sia un aposizione che sia al di la di ogni critica e discussione, o che non vi sia punto in discutere perche’ tutto va bene e tutto va male. In base ad una posizione anti-fondazionalista coerente, si discute per mille motivi, per cercare un accordo, per persuadere, per comprendersi. Ma il punto cruciale e’ che l’impegno verso pratiche costruttive di conversazione e’ un impegno politico/etico. Ovviamente perche due parte discutono costruttivamente, in questo senso, devono gia’ condividere in partenza questo impegno etico/politico di ragionevolezza. E’ una scelta, non vi e’ niente di necessario in tale impegno. Che ci si pole fare se qualcuno non accetta tale impegno. finche’ non e’ un pericolo per la comunita’ lo si ignora, poi si porranno questioni etiche, politiuche, giuridiche di come gestirsi questi elementi irragionevoli. Questi ovviamente sono problemi che si porrano per una comunita’ impegnata verso i valori liberal democratici della liberta ed ugualianza. Ma ancora una volta qui si cambia argomento.
    Mi aspetto comunque difficolta’ in questo nostro scambio in quanto di metafisiche del cuore non me ne intendo.

  26. Paul Caruana said

    Gentile sig. Trifirò
    il fondamento dell’esistenza di ognuno sta nel cuore, perchè solo orientandosi con esso l’uomo può bypassare le discussioni accademiche.
    Le qualità dello spirito sono dinamiche ed anche la stessa filosofia è determinata nella sua struttura dallo spirito. In un certo senso si può affermare che la filosofia è determinata dalla vita stessa perché lo spirito è vita ed è l’autocoscienza della vitalità che è in noi.
    La libertà dell’uomo di trovare soluzioni al suo vivere civile è sempre e comunque una dinamica spirituale.
    Visto sotto quest’ottica ecco che possiamo definire un’interpretazione filosofica monofisita o gnostica o manichea o marcionista.
    Lo spirito è un divenire creatore continuo.
    Un grande saggio disse così e concludo questo nostro breve ma interessante colloquio: gli uomini parlano molto ed amano poco. Dio parla poco ed ama molto.
    Ama all’interno della nostra coscienza.

    Dal mio punto di vista sarebbe consigliabile oltre che interessante studiarsi la metafisica del silenzio e della parola, si scoprono aspetti filosofici di sicuro gradimento per l’intelletto.

    La ringrazio di cuore per avermi ospitato nel suo blog.
    Molto cordialmente
    Paul Caruana

  27. Fabrizio Trifiro said

    Non vi e’ alcun problema. E’ un blog aperto a tutti. In ogni modo: Dio, dal canto mio, non parla affatto, solo le persone parlano, e chi pretende di parlare a nome di un qualche dio, tende sempre a recar danno, oltre ad essere un ciarlatano. Alcune persone amano molto. Bisognerebbe in effetti impegnarsi a farlo di piu. Problema etico/politico. Nonostante le nostre discordanze fondazionali, forse concordiamo su quello che importa, che appunto sarebbe meglio rispettarsi se non amarsi di piu. la ringrazio del suo intervento. un po troppo religioso per i miei gusti. ma ben accetto.

  28. Good day! Do you use Twitter? I’d like to follow you if that would be okay. I’m definitely enjoying your blog and look forward to
    new posts.

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