variabili libere

weblog italiano di filosofia analitica

Archive for maggio 2007

Metafisica dei fatti

Posted by sebastiano moruzzi su maggio 13, 2007

Nei  commenti finali al post di Fabrizio sul relativismo  avevo accennato alla necessità di capire quale sia rapporto tra relatività dellla verità delle proposizioni e relatività dei fatti.

Ma cosa è un fatto relativo?

Un modo veloce per rispondere alla domanda è: un fatto relativo è una proposizone vera relativamente.

Eppure, specialmente se si parte da una prospettiva corrispondentista, sarebbe utile avere una caratterizzazione di cosa sia un fatto.

Sapete darmi qualche indicazione bibliografica per indirizzarmi alla letteratura (recente e classica) sulla metafisica dei fatti (oltre al TLP di Wittgenstein)?

Annunci

Posted in Metafisica (VarLib) | 13 Comments »

Una comune confusione sul relativismo

Posted by Fabrizio Trifiro su maggio 2, 2007

Volevo condividere con voi la mia perplessità su una certa confusione sul relativismo, ampiamente condivisa nella letteratura filosofica e anche in alcuni commenti di questi blog. La confusione tra relativismo e anti-fondazionalismo. In particolare vi è una tendenza frettolosa ad accusare di relativismo, nel suo senso radicale di ‘tutto va bene’, qualsiasi tentativo di ricordarci, che per molte aree della cultura (se non tutte), l’uomo è la misura delle cose, nel senso di William James in cui ‘il serpente umano lascia la traccia su ogni cosa’, che è anche ritengo quello Wittgensteiniano per cui la spada delle giustificazioni è destinata a toccare la roccia e piegarsi.

La questione (retorica) che vorrei porre, soprattutto a chi potrebbe avere un certa paura del relativismo, è la seguente: riconoscere che le nostre giustificazioni ultime sono ineluttabmente circolari, e che dunque il terreno ultimo delle nostre giustificazione non puo che essere epistemicamente etnocentrico, ci costringe a sotenere la posizione relativista radicale per cui ‘tutto va bene’, o il suo risvolto scettico radicale per cui ‘niente va bene’?

Vorrei condividere ‘brevemente’ con voi la mia visione di un anti-fondazionalismo epistemicamente plausibile, ovvero non radicalmente relativista e scettico, sollecitando commenti. Ritengo che sia possibile dissociare anti-fondazionalismo da relativismo/scetticismo, e cosi rendere conto delle due dimensioni chiave della normativita’ – universalita’ (vi e’ solo una verita’ per tutti in ogni tempo e luogo) e trascendenza (cio’ che sembra vero puo’ non esserlo) – se teniamo ben in mente due distinzioni, spesso ignorate: 1) tra universalita’ come ‘terreno di giustificazione’ e come ‘ambito di applicazione’ dei nostri giudizi normativi; 2) tra trascendenza come ‘auto-trascendenza’ e come ‘auto-riflessività’

1) E’ possibile offrire una lettura anti-fondazionalista delle aspirazioni universalistiche delle nozioni normative distinguendo tra terreno giustificatorio e ambito di applicazione dei giudizi normativi. Con questa distinzione, infatti, riusciamo a realizzare che il fatto che non possiamo ottenere un terreno di giustificazione universale per le nostre credenze e pratiche non significa che non possiamo ritenerle essere valide, e quindi applicarsi, universalmente. Grazie a questa distinzione siamo nella posizione di rispondere a due critiche tradizionalmente associate all’accusa di relativismo, quelle di auto-contraddizione e violazione della legge di non-contraddizione. Da un lato, infatti, possiamo riconoscere come un anti-fondazionalismo coerente affermerà di essere la corretta concezione della normatività (quella universalmente valida) non in base ad un terreno universale, ma solo in riferimento a (in base a) la sua visione etnocentrica della validità normativa, ovvero ricorrendo ad un terreno giustificatorio etnocentrico. Dall’altro lato, siamo in grado di realizzare che se osserviamo la distinzione tra ‘ambito’ e ‘terreno’ della normatività, come essa viene generalmente espressa nel nostro linguaggio normativo dalle distinte espressioni ‘vero (giusto, migliore, ecc.) per A’ e ‘vero (giusto, migliore, ecc.) secondo A’, l’inferenza comune alle critiche di relativismo da ‘p è vero per A’ e ‘p è falso per B’ a ‘p è sia vero che falso’ dovrà essere riformulata nei seguenti termini: “‘p è vero per tutti secondo A’ e ‘p è falso per tutti secondo B’, dunque ‘p è universalmente vero secondo A e universalmente falso secondo B.’” Nessuna contraddizione è qui implicata, soltanto un conflitto tra standard di validità normativa diversi; e il riconoscimento di un disaccordo, non importa quanto fondamentale, non coincide certamente con l’affermazione di tesi relativiste radicali.

2) Una tale epistemologia etnocentrica non solo non viola la legge di non-contraddizione e non è auto-contradditoria, ma mantiene anche intatta la distinzione tra ordo essendi e ordo conoscendi che posizioni anti-fondazionaliste sono tipicamente accusate di dissolvere. In questo caso, e’ necessario ricordarci della distinzione tra pratiche di giustificazione attuali e pratiche di giustificazione tout court, come è formulata per esempio nella descrizione di Putnam della prima delle due idee chiave della sua ‘teoria idealizzata della verità’ e nella descrizione di Rorty dell’’uso cautelativo’ che facciamo di vero e di tutte le nozioni normative in generale. Per mezzo di questa distinzione possiamo allora comprendere che la circostanza che possiamo sempre fare osservazioni cautelative del tipo ‘pensi che p sia vero, ma potrebbe non esserlo’ non richiede di ricorrere alla distinzione metafisica tra realtà in sé ed apparenza. Possiamo senza dubbio riformare qualsiasi parte delle nostre pratiche giustificatorie ogni volta che ve ne sia bisogno, ma come i marinai della barca di Neurath, soltanto a largo ed un pezzo alla volta. In questo modo, attraverso un processo continuo di riforma possiamo anche arrivare ad un sistema normativo completamente diverso da quello di partenza. Comunque, anche allora, avenzeremo i nostri giudizi normativi all’interno di particolari pratiche di giustificazione in ultima istanza circolari. Le aspirazioni trascendenti delle noste nozioni normative, dunque, non richiedono di far riferimento ad una ragione trascendente, ma possono traquillamente poggiare su un’impiego auto-riflessivo di una ragione immanente

Posted in Epistemologia (VarLib), Uncategorized | 28 Comments »