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Google Scholar: Croce vs Geymonat

Posted by sebastiano moruzzi su aprile 3, 2007

Due popolari blogs filosofici (uno qui e l’altro qui) hanno sollevato la questione dell’uso di Google Scholar per valutare l’impatto di articoli e libri.

Secondo Jason Stanley il sistema, prese le dovute precauzione, è affidabile.

Ho fatto anche io una prova mettendo due filosofi nostrani, ecco cosa è uscito per Ludovico Geymonat e Benedetto Croce. Pur avendo un libro il cui numero di citazioni è superiore a qualsiasi altra di Geyomonat, Benedetto non ha una media buona quanto Ludovico.

Ciò ci dice qualcosa sull’affidabilità del sistema?

Naturalmente ci si può sbizzarrire nel altre ricerche comparative, ad esempio su filosofi italiani contemporanei (hint: provate con Severino, il sistema non sembra dargli molta popolarità su internet).

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5 Risposte to “Google Scholar: Croce vs Geymonat”

  1. Elisa Paganini said

    Ciao Sebastiano,

    io non me ne intendo, ma forse piuttosto che confrontare autori sarebbe meglio confrontare libri o articoli di autori.

    E poi che cosa dovrebbe dimostrare l’impatto di un libro o di un articolo? Di che cosa si parla di più? Che cosa interessa di più?

    Spero proprio che da questo non si tragga alcuna conclusione sulla qualità dell’articolo o del libro.

  2. Ciao Elisa,

    forse non sono stato chiaro, ma dai links che ho messo, si può vedere che Google Scholar ha il citation index di pubblicazioni e non di autori.

    Su cosa il citation index mostri, credo che l’idea sia che se nella comunità accademica si cita molto un articolo, questo ha un qualche valore.

    Stanley ritiene che, usando certe cautele, il citation index sia abbastanza affidabile per farsi un’idea dell’importanza della pubblicazione (ma forse importanza e qualità a volte non coincidono).

  3. Ovviamente il miglior modo di giudicare la qualità di un articolo è leggerlo, se si è competenti abbastanza per giudicare. Una volta che si abbia un giudizio di prima mano su un numero sufficientemente ampio di lavori si può andare a controllare se il metodo “quantitativo” rispecchi i valori che si sono dati.
    Non credo che sia peccare di eccessivo ottimismo sperare che ci sia in effetti una corrispondenza; vale almeno la pena controllare! mi pare che gli esempi offerti siano incoraggianti.
    Un problema potrebbe essere che un articolo di ottima qualità ma che sostiene tesi relativamente poco controverse potrebbe avere meno citazioni di uno di qualità inferiore (ma presumibilmente non pessima) che sostiene cose più discutibili. Anche questo potrebbe forse essere controllato, anche se è piuttosto difficile immaginare come. D’altronde sostenere tesi originali in fondo potrebbe essere un merito.

  4. elisabetta said

    Buongiorno a tutti,
    volevo ricordare che il sistema anglo (americano) ha un’esigenza diversa dalle nostre: quella di misurare il valore delle pubblicazioni per i regolari assessment governativi. Quindi sono tutti a caccia di criteri oggettivi (leggi: quantitativi). Google scholar non può esserlo probabilmente, c’è troppo margine di casualità. Però come strumento qualitativo può essere utile (nè necessario, nè sufficiente, ma utile!).

  5. Qualche tempo fa mi ero divertito a stilare una classifica dei filosofi italiani più citati in Google Scholar.
    La trovate qui: http://bottone.blogspot.com/2004_11_28_archive.html
    Andrebbe aggiornata.

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