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Archive for marzo 2007

Kunne su verità tarskiana e proiettabilità

Posted by sebastiano moruzzi su marzo 28, 2007

In questo periodo stiamo avendo un gruppo di lettura qui a Bologna sul libro di Wolfgang Kunne Conceptions of Truth.

Il libro è per certi versi interessante e per altri molto seccante. E’ interessante la divisione del problema della verità in sottoproblemi che Kunne affronta in maniera sistematica nel corso dei capitoli. E’ seccante che spesso la trattazione degli argomenti sia breve e troppo compressa. Sono presentati una miriade di argomenti la discussione di ognuno dei quali non occupa al più una pagina. E’ insomma una vera matragliata di argomenti, avrei preferito però qualche missile ben piazzato (scusate lo spirito militare nel rappresentare figurativamente lo stile del libro). Bisogna dire che è però una vera e propria miniera bibliografica sulla verità.

Uno di questi argomenti oggi ha lasciato me e Fabio Minozzi particolarmente perplessi. Si tratta di un argomento inteso a criticare la proposta Tarski come analisi che colga aspetti centrali del del nostro concetto di verità. Ecco l’argomento (pp.221-222):

Si consideri il predicato “è figlia di Sebastiano Moruzzi” (scusate il riferimento autobiografico ma non posso fare a meno di menzionare i nomi delle mie due bellissime figlie), il seguente bisondizionale quantificato detemrmina esattamente l’estensione del predicato

(1) per ogni x ( x è una figlia di Sebastiano Moruzzi sse (x = Emma o x=Bianca) )

Pur caratterizzando corettamente l’estensione del predicato, (1) non spiega il significato di “è figlia di Sebastiano Moruzzi”. Per farlo si dovrebbe avere un bicondizionale che sia proiettabile ovvero tale da essere utile per sapere sotto quali condizioni sia soddisfatto un predicato formato da esso sostituendo il mio nome proprio con un altro. Se sostituisco al mio nome “Napoleone Bonaparte” (tranquilli, non sono megalomane) ottenendo il predicato “è figlia di Napoleone Bonaparte” (1) non offre alcun aiuto per capire le condizioni di soddisfacibilità del predicato mentre con

(2) per ogni x ( x è una figlia di Sebastiano Moruzzi sse (x è femmina ed x è stata generata da Sebastiano Moruzzi) )

vediamo cosa “è padre di Sebastiano Moruzzi” e “è padre di Napoleone Bonaparte” hanno in comune.

Consideriamo ora per semplicità un linguaggio proposizionale L con due enunciati atomici ‘p’ e ‘q’. Una definizione ricorsiva tarskiana di verità partirà con clausole di di verità per enunciati atomici che diranno cosa conta per questi enunciati essere veri. Chiamiamo questo predicato di verità per enunciati atomici “essere direttamente vero in L”. Si avrà quindi che l’estensione di questo predicato sarà correttamente catturato da

(3) per ogni s e per ogni y (s è una formula direttamente vera in L sse ((s
= ‘p’ e p) o (s=’q’ e q))

Ora l’argomento consiste nell’osservare che (3) non è proiettabile, ovvero che non offre alcuna illuminazione per predicati come “s è direttamente vero in L*” (dove L* è un altro linguaggio proposizionale). E dato che la proiettabilità è condizione necessaria per fornire un resoconto che colga aspetti centrali del significato di un predicato, la definizione di Tarski non è una buona esplicazione del concetto di verità. L’argomenti è attribuito a Black e Davidson.

L’argomento non mi convince perché, come è noto, il punto centrale di Tarski è rispettare la condizione di adeguatezza materiale consistente nel rispettare lo schema V. Questo fatto per Tarski è un tratto centrale del nostro concetto di verità, quindi che è rispettato da (3). L’analogia tra (3) e (1) è quindi fuorviante. Il fatto che (3) rispetti lo schema V lo rende invece analogo concettualmente a (2).

Che dite?

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The Reasoner

Posted by fede22 su marzo 23, 2007

Cari Tutti,

volevo segnalarvi una gazzetta mensile dedicata al ragionamento in senso lato.

Si chiama The Reasoner www.thereasoner.org

La prima uscita e’ prevista per maggio – deadline per inviare eventuali contributi (tra le 100 e le 1000 parole) e’ il 15 aprile.

Ciao,

Federica

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controfattuali, causalita’ e modellizzazione causale

Posted by fede22 su marzo 15, 2007

Ciao a tutti!

 Mi sto cimentando di nuovo con i controfattuali.  Sono alle prese con un paper da scrivere con un demografo e uno statistico sui controfattuali nella modellizzazione causale.  In filosofia della causalita’ c’e’ stata e c’e’ tutt’ora un vivo dibattito sui controfattuali. Dal lato filosofico abbiamo il ben noto Lewis, ma dal lato modellizzazione causale (soprattutto in scienze sociali) le cose sono piu’ complesse.  Diciamo che abbiamo due fazioni. I Guelfi guidati Phil Dawid (2000, 2007)  sferrano potenti attacchi ai controfattuali e propongono di rimpiazzare la modellizzazione strutturale (secondo loro essenzialmente controfattuale) con la teoria della decisione.  I Ghibellini, piu’ o meno capitanati da Judea Pearl (2000), strenuamente la difendono. Pearl va anche oltre e sostiene che la sua semantica per i modelli strutturali e’ sostanzialmente equivalente alla semantica di Lewis.

 Fondamentalmente mi (vi! 🙂 ) pongo tre domande:

1) Pearl (2000, ch.7.4) sostiene questa equivalenza tra le due semantiche. Ma ha ragione? Sono davvero equivalenti? Mi sono un po’ persa nel suo formalismo, quindi se qualcuno ha delle idee al riguardo, ben venga …  🙂

2) Io continuo a dubitare che i controfattuali di Lewis e i controfattuali in un modello strutturale siano la stessa cosa.  Non sono convinta che un controfattuale in un modello strutturale riguardi un single case e soprattutto che riguardi la metafisica della causalita’ (identificare *la* causa). Un controfattuale, in un modello economico standard della domanda e l’offerta, e’ una cosa del tipo: dato il prezzo attuale P=p0 di un bene, quale sarebbe il valore della domanda Q se fissassimo il prezzo a P=p1? Qui non sto cercando la causa, ma cerco di stabilire una (ipotetica) relazione tra domanda e offerta sulla base di un modello che considero *gia’* causale. Anche qui, idee?

3) Il demografo e lo statistico mi chiedono se sono state sviluppate delle semantiche alternative alla semantica a mondi possibili. Avete riferimenti da darmi? Io sono rimasta ferma a Lewis-Stalnaker, ma chi e’ piu’ dentro alla logica modale magari mi puo’ aiutare.

Spero di non essere stata troppo oscura… 8)

Comments and suggestions are most welcome, e grazie per l’aiuto!

ciao,

federica

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Il paradosso dell’imperfettivo senza l’imperfettivo?

Posted by giulianotorrengo su marzo 3, 2007

Da anni i due villaggi di Pontevecchio e Pontonuovo sono in Guerra. Ad un certo punto, i pontevecchiesi decidono di sferrare un attacco a sorpresa contro i pontenovesi la sera del 15 luglio, e iniziano a organizzarsi. Il 14 luglio, però, una spia dei pontevecchini torna da Pontenuovo e comunica: “I pontenovesi sanno che stiamo per attaccare”. Non potendo più contare su un attacco a sorpresa, i pontevecchini decidono dunque di rimandare l’attacco. A questo punto, il filosofo del villaggio interviene e fa notare: “Ma allora, visto che non attacchiamo più, non era vero che *sapevano* che stavavamo per attaccare”.

Il puzzle (mi è stato presentato da Jonathan Blamey) ricorda un po’ il “paradosso” dell’imprefettivo: può essere vero che sto disegnando un certo cerchio, anche se non sarà mai vero che lo ho disegnato (perché posso smettere di disegnare prima di finirlo). Però, a differenza di quest’ultimo, mi sembra che possa essere formulato anche senza ricorrere all’imperfettivo: se sostituiamo “I pontenovesi sanno che stiamo per attaccare” con “I pontenovesi sanno che attaccheremo la sera del 15 luglio” la storia fila lo stesso (o no?). Se è così, quale che sia la soluzione del “paradosso” dell’imperfettivo, non si può applicare qui. Ma, nel contempo, non mi sembra nemmeno che il problema stia solo nell’attribuzione di conoscenza di fatti futuri.

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