Riferimenti bibliografici
Pubblicato da francescaboccuni su Marzo 25, 2008
Cari tutti,
avvio questo post perché sono in cerca di aiuto. Qualcuno di voi può darmi delle dritte bibliografiche riguardanti il battesimo iniziale nella teoria causale del riferimento (oltre a “Naming and Necessity”, ovviamente)?
L’argomento mi interessa molto, ma non mi pare ci sia molta letteratura a riguardo.
Giusto per fomentare un po’ la polemica, posso dire che ho la vaga sensazione che nella teoria del battesimo iniziale ci sia un residuo descrittivo. Non credo che questo metta in pericolo l’intero impianto semantico-causale, poiché, una volta che il riferimento di un nome proprio (per considerare solo il caso più semplice) sia stato fissato, quel nome si riferisce al proprio referente senza mediazioni descrittive di sorta. Tuttavia, è cosa nota che Kripke non si spreca molto a spiegare come funzioni il battesimo iniziale e, inoltre, ci sono un paio di citazioni da “Naming and Necessity” che mi hanno messo in difficoltà (cito, “Naming and Necessity”, pagina 96):
“A rough statement of the theory might be as follows: An initial ‘baptism’ takes place. Here the object may be named by ostension, or the reference of the name may be fixed by a description.”
e aggiunge in nota:
“The case of baptism by ostension can perhaps be subsumed under the description concept also. Thus the primary applicability of the description theory is to cases of initial baptism.”
Le mie perplessità riguardano la nozione extralinguistica di ostensione. Una volta che infatti volessimo fornire una sorta di controparte linguistica del mero gesto, mi pare che dovremmo utilizzare qualche genere di descrizione.
Intuizioni? Consigli bibliografici?
Grazie a tutti,
francesca
Giorgio Lando detto
Benché sulla questione non sia mai riuscito a farmi un’opinione (se non qualcosa di molto poco significativo: un battesimo iniziale mi sembra poter avvenire grosso modo in qualsiasi maniera, anche improbabile, e non si vedo come si possa escludere un modo o un altro attraverso una teoria), mi viene in mente un suggerimento bibliografico: se ricordo bene, nell’articolo di Ernesto Napoli sul riferimento diretto (credo sia nel Journal of Philosophical Logic e il titolo dovrebbe essere proprio “Direct Reference”), si propone l’esatto contrario di quello che Kripke sembra dire nel brano che hai citato: ossia che nessun battesimo può avvenire per descrizione, e, se una descrizione compare nell’abito di un battesimo essa non fa che ribadire una relazione diretta di riferimento, già instaurata in altro modo.
Beppe Spolaore detto
Cara Francesca,
la più ampia e recente trattazione del tema a quanto ne so si trova in Alan Berger, Terms and Truth, MIT Press, Cambridge-Londra 2002 (lo trovi in biblio a PD).
Ciao,
Beppe.
francescaboccuni detto
Cari Giorgio e Giuseppe,
grazie mille per le vostre indicazioni: mi saranno certamente utili.
A presto,
francesca
P.S. Approfitto dell’occasione per ringraziare anche Carlo Penco e Daniele Sgaravatti che hanno invano tentato di postare indicazioni bibliografiche e commenti a questo post.
Paolo Leonardi detto
Possiamo descrivere a parole qualuqnue cosa facciamo, e dunque anche un battesimo. Da una descrizione dell’evento possiamo sempre ricavare una descrizione definita. Il punto è se questa descrizione fissa, o no, il riferimento del nome.
Ora, abbiamo un oggetto, gli diamo un nome, poi descriviamo quello che abbiamo fatto e ne ricaviamo quindi una descrizione dell’oggetto che abbiamo nominato. Così detta, la descrizione non fissa il riferimento del nome. Si tratta piuttosto di una descrizione che deriva dall’aver fissato un oggetto.
Forse si potrebbe dire che se siamo in grado di battezzare un oggetto siamo in gardo di darne una descrizione referenziale. Distinguo una descrizione referenziale da una attributiva, così: nel primo caso ho l’oggetto e ne costruisco una descrizione che sia soddisfatta dall’oggetto; nel secondo ho una descrizione e cerco un oggetto che la soddisfi.
carlopenco detto
mi piace il modo in cui presenta le cose Paolo. Suggerisco però anche di vedere se vi sono paper che approfondiscono la discussione di Wittgenstein (Ricerche par. 38): “i problemi filosofici sorgono quando il linguaggio va in vacanza. E qui possiamo veramente figurarci di denominare un singolare atto spirituale, quasi un battesimo di un oggetto…” (ovviamente è una critica a Russell, ma scommetto che qualche Wittgensteiniano ci ha lavorato sopra:)).