variabili libere

weblog italiano di filosofia analitica

CONTINUITY AND DISCRETENESS BETWEEN SCIENCE AND METAPHYSICS

Pubblicato da vera tripodi su Novembre 14, 2009

On Behalf Of Pierluigi Graziani (Urbino)

CENTRO INTERUNIVERSITARIO DI RICERCA IN

FILOSOFIA E FONDAMENTI DELLA FISICA (CIRFF)

UNIVERSITÀ DI URBINO

DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA

Progetto di ricerca finanziato dal MIUR

CONTINUITY AND DISCRETENESS BETWEEN SCIENCE AND METAPHYSICS

19th-21st November 2009

Facoltà di Economia

Sala del Consiglio

Palazzo Battiferri

via Saffi, 42

URBINO (PU)

For information:

tel. 0722.30370

e-mail: philos@uniurb.it

web site: http://synergia.jimdo.com

***** PROGRAM *****

THURSDAY, 19TH NOVEMBER

14.45 chair: Vincenzo Fano

Welcome from Stefano Pivato, Chancellor of

Urbino’s University and Gino Tarozzi, Director

of CIRFF and of Philosophy Department

15.00 Edwin Mares (Wellington), Continuity of space as a priori postulate

Discussant: Alberto Mura (Sassari)

16.45 Coffee break

17.00 Pierluigi Graziani (Urbino), Continuity in Euclid’s geometry.

The mistery of the sixth postulate

Discussant: Enrico Gamba (Urbino)

FRIDAY, 20TH NOVEMBER

9.00 chair: Massimo Dell’Utri

Milosz Arsenijevic (Beograd), The “great

struggle” between Cantorians and neo-

Aristotelians about the structure of the continuum

Discussant: Vincenzo Fano (Urbino)

10.45 Coffee break

11.00 Luigi Cataldi Madonna (Aquila), Il Dio di Leibniz

gioca a dadi?

Discussant: Mario Piazza (Chieti)

14.30 Chair: Simone Gozzano

Francrsco Orilia (Macerata), This moment and

the next moment

Discussant: Andrea Iacona (Aquila)

16.15 Coffee break

16.30 Giovanni Macchia (Urbino), Wellsian time travel

and Weyl’s principle

Discussant: Vincenzo Fano (Urbino)

18.15 PRIN’s briefing

20.00 Dinner

SATURDAY, 21ST NOVEMBER

9.00 chair: Francesco Orilia

Simone Gozzano (Aquila), Essentialism from

physical to mental properties

Discussant: Nevia Dolcini (Macerata)

10.45 Coffee break

11.00 Massimo Dell’Utri (Sassari), Conceptions and

types of relativism between facts and values

Discussant: Mario Alai (Urbino)

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Il corpo delle donne

Pubblicato da vera tripodi su Maggio 17, 2009

Car* tutt*,

vorrei sottoporre alla vostra attenzione alcune questioni suscitate in me dalla visione di un documentario che forse molti di voi avranno avuto modo di vedere. Si tratta de: 

IL CORPO DELLE DONNE

Uno dei 5 documentari selezionati da “ITALIANI BRAVA GENTE” il primo festival del documentario sociale. Il video é visualizzabile integralmente qui:


In questo post, non intendo però entrare nei dettagli del contenuto del documentario che é – specie per una donna – molto amaro. Vorrei piuttosto soffermarmi su un aspetto su cui, da qualche settimana, rifletto con una certa inquietudine. 

Dopo la visione del documentario, ho fatto alcune ricerche e ho appreso che in Italia é enormemente cresciuta la richiesta che le minorenni rivolgono ai propri genitori - come regalo di compleanno o per una promozione - di un intervento chirurgico per aumentare il seno. 

Ciò mi inquieta non poco. Questa richiesta é talmente alta che ha spinto alcuni parlamentari a proporre una legge che vieti l’impianto di protesi mammarie alle ragazze sotto i 18 anni. 

 

La domanda filosofica che mi pongo é la seguente: é davvero illiberale una proposta del genere?

 

Personalmente, sono sempre stata dell’idea che lo Stato non debba limitare la libertà di un individuo ad intervenire sul proprio corpo come vuole o meglio crede (eutanasia, suicidio, rifiuto di una cura, aborto, ecc.). 
Allo stesso tempo, questo mi sembra un caso diverso. Confesso che posso comprendere le ragioni di chi ha avanzato una proposta del genere. 

Mi chiedo inoltre: cosa accade nel resto dell’Europa o in USA?

Mi piaceva sapere da qualcuno che ne sa più di me su ciò se ci sono possibili argomenti contro una simile proposta di legge, e se sì, in cosa consistono.

Grazie dell’attenzione,
Vera

 

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Humana.Mente – Journal of Philosophical Studies, issue 8

Pubblicato da vera tripodi su Febbraio 3, 2009

Dear all,

I am proud to announce you that
 
Humana.Mente - Journal of Philosophical Studies, issue 8
Models of Time
edited by Roberto Ciuni

is now available at:
http://www.humana-mente.it/index.html

Philosophy and logic of time have increased as having a
number of application to different fields: philosophy of
physics, logic of agency, indeterminism, metaphyiscs and
computer science among others.
“Models of Time” aims at offering a synoptical view on such different problems, with the following contributions:
Papers by:
Alberto Zanardo
Peter Øhrstrøm
Nicholas Denyer
Roberto Ciuni
Emanuale Coppola
Stefano Di Bella
Claudio Calosi
Richard Davies

Book Reviews:
Craig Bourne
Nuel Belnap, Michael Perloff, Ming Xu
Emanuele Coppola
Kit Fine
Yuval Dolev

Commentaries:
Arthur Prior
Richmond Thomason
Richard Gaskin
Ted Sider

 
Conferences Reviews:
Eidos Metaphysics Conference, Geneva, 15-18 July 2008
ECAP 6, Krakow, 21-26 August 2008

Interview with:
Mauro Dorato

info: redazione@humana-mente.it

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Tempo e Convenzioni

Pubblicato da giulianotorrengo su Novembre 25, 2008

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un argomento contro il convenzionalismo sulla metrica del tempo. Leibniz aveva già notato che lo scettico sull’oggettività metrica del tempo ha vita più facile del suo “cugino” spaziale. Possiamo constatare se due pezzi di legno hanno la stessa lunghezza confrontandoli direttamente, mentre per constatare se due eventi in successione hanno la stessa durata dobbiamo per forza ricorrere a un terzo elemento: (semplificando un po’) un meccanismo che produca intervalli regolari, ossia della stessa lunghezza. Ma come constatiamo l’isocronia di tali intervalli? Ovviamente, introdurre un secondo orologio innescherebbe uno spiacevole regresso. Ci può venir voglia quindi di abbandonare l’oggettivismo metrico e abbracciare il convenzionalismo: che due eventi non simultanei siano isocroni o meno non è un dato di fatto, ma dipende dalla convenzione che adottiamo. Quindi due eventi possono avere la stessa durata stando ad alcune convenzioni, mentre avere durate diverse stando ad altre convenzioni. Solo se iniziano e finiscono allo stesso momento siamo giustificati a credere che siano isocroni (indipendentemente da ogni convenzione, e quindi presumibilmente stando a ogni convenzione).

Immaginiamoci la seguente situazione. Una bomba con un timer viene trovata e un artificiere è immediatamente chiamato. Questi, osservata con cura la bomba, deduce che si tratta di un meccanismo del tutto analogo a quello che il giorno prima, durante una esercitazione, ha disinnescato in 2 minuti netti. Guarda il timer, che segna 2 minuti e 10 secondi, e pensa “se ci metto quanto ci ho messo ieri, ce la faccio”.

Ora, per l’oggettivista le cose stanno proprio così, basta che lui ci metta quanto ci ha messo ieri, e non muore. Ma per il convenzionalista no: perché stando ad alcune convenzioni la sua esercitazione ieri dura meno del lasso di tempo che passerà fra il suo pensiero e l’esplosione della bomba, ma stando ad altre no. La sua vita, quindi, sembra dipendere non solo dalla sua velocità come artificiere, ma anche dalla convenzione che adottiamo, il che – non trattandosi di un soldato che deve difendere un confine – appare bizzarro.  Più precisamente, per l’oggettivista l’arteficiere è giustificato a credere che se farà più o meno le cose che ha fatto ieri, il lasso di tempo che ci metterà a finire sarà tale che non morirà. Ma per il convenzionalista, per cui non è un dato di fatto che il lasso di tempo che ci metterà e quello passato ieri durante l’esercitazione siano uguali (né che non siano uguali), l’arteficiere non può essere giustificato a pensarla così.

Come tutti gli argomenti “antiscettici” ha un po’ l’aria della petizione di principio, ma non mi sembra se la cavi peggio di altri. Che vi sembra?

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CALL FOR PAPERS – Pragmatism & Democracy

Pubblicato da Fabrizio Trifiro su Ottobre 12, 2008

CALL FOR PAPERS

Pragmatism & Democracy, special issue of Etica & Politica, 2, 2010. Guest editors: Roberto Frega, Fabrizio Trifirò

Since the early Eighties the pragmatist philosophical tradition has been enjoying renewed interest throughout the field of humanities. Our focus in this issue of Ethics & Politics is on pragmatism as a tradition within contemporary political philosophy capable of offering original and proficuous insights into the theory and practice of democracy. From its inception in the works of its founding fathers up until contemporary reappraisals and reelaborations of traditional pragmatist themes and approaches, the pragmatist tradition has defied every attempt at defining its specific identity. Throughout its historical development it has given voice to a great variety of conflicting positions and perspectives on central issues of democratic theory and practice ranging from the epistemic to the ethical nature of democratic decision-making procedures, from ‘thin’-procedural to ‘thick’-substantial views of the normative scope and content of democracy, and from liberal to communitarian conceptions of democratic life and society. Moreover, while some pragmatists are primarily engaged in the theoretical and foundational project of defining and justifying democratic principles and institutions, others see pragmatism primary contribution to politics as the critical and educational effort of shaping and transforming actual democratic practice and culture.

Devoting an issue to “Pragmatism & Democracy”, the philosophical journal Ethics & Politics would like to offer an overview of contemporary reflections on democracy that can be regarded as falling within the pragmatist tradition with the double intent of both exploring the richness and variety of this tradition whilst at the same time raising the question of its specificity and identity.

To this aim, we invite contributions addressing one or more of the following themes:

1. The contemporary relevance of classical American pragmatism for democratic theory and practice

2. Contemporary pragmatist contributions to the theorization of democracy and political philosophy more generally

3. Pragmatist positions within and beyond the above mentioned dualisms: thick v. thin, procedural v. substantial, liberal v. communitarian, epistemic v. ethical, justificatory v. transformational approaches to democratic politics

4. The place and role pragmatism accords to philosophy within politics and society

5. Pragmatism and citizenship education

Contributions should be written either in English, Italian, French, Spanish, Portuguese and German and should not exceed 10,000 words. Abstracts of 400 words should be sent by email to the guest editors by April 30th 2009. Acceptance of papers will be communicated by June 31st 2009. Accepted papers should be submitted in full by April 30th 2010. For information and abstract submissions please contact: Roberto Frega: roberto.frega@unibo.it or Fabrizio Trifirò: ftrifiro@hotmail.com

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Meditazioni sul cogito

Pubblicato da federicoperelda su Marzo 27, 2008

Buongiorno a tutti. Vorrei discutere coi lettori di variabili libere del cogito. Recentemente c’ho ripensato un po’ su e annotato le mie considerazioni in un testo che allego qui in formato pdf. La mia tesi è che, nonostante tutto (e cioè, nonostante p. es. le precisazioni di Cartesio, le proposte interpretative di Hintikka), il cogito sia un sillogismo. Spero di poter ricevere impressioni, critiche, suggerimenti. Buona giornata

Federico

meditazione-sul-cogito.pdf

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Riferimenti bibliografici

Pubblicato da francescaboccuni su Marzo 25, 2008

Cari tutti,

avvio questo post perché sono in cerca di aiuto. Qualcuno di voi può darmi delle dritte bibliografiche riguardanti il battesimo iniziale nella teoria causale del riferimento (oltre a “Naming and Necessity”, ovviamente)?

L’argomento mi interessa molto, ma non mi pare ci sia molta letteratura a riguardo.

Giusto per fomentare un po’ la polemica, posso dire che ho la vaga sensazione che nella teoria del battesimo iniziale ci sia un residuo descrittivo. Non credo che questo metta in pericolo l’intero impianto semantico-causale, poiché, una volta che il riferimento di un nome proprio (per considerare solo il caso più semplice) sia stato fissato, quel nome si riferisce al proprio referente senza mediazioni descrittive di sorta. Tuttavia, è cosa nota che Kripke non si spreca molto a spiegare come funzioni il battesimo iniziale e, inoltre, ci sono un paio di citazioni da “Naming and Necessity” che mi hanno messo in difficoltà (cito, “Naming and Necessity”, pagina 96):

“A rough statement of the theory might be as follows: An initial ‘baptism’ takes place. Here the object may be named by ostension, or the reference of the name may be fixed by a description.”

e aggiunge in nota:

“The case of baptism by ostension can perhaps be subsumed under the description concept also. Thus the primary applicability of the description theory is to cases of initial baptism.”

Le mie perplessità riguardano la nozione extralinguistica di ostensione. Una volta che infatti volessimo fornire una sorta di controparte linguistica del mero gesto, mi pare che dovremmo utilizzare qualche genere di descrizione.

Intuizioni? Consigli bibliografici?

Grazie a tutti,

francesca

Pubblicato su Filosofia del linguaggio (VarLib) | 6 Commenti »

Call for comments

Pubblicato da francescaboccuni su Gennaio 25, 2008

Cari tutti,

visto che il mese non è ancora finito, innanzitutto buon 2008. Esauriti i convenevoli di rito, posto una richiesta di commenti per una cosastra che ho scritto di recente. Si tratta di una bozza (metto le mani avanti) di un articolo sull’impegno ontologico della logica del secondo ordine. In particolare, l’articolo vorrebbe esaminare e parzialmente smontare le critiche classiche all’interpretazione plurale della quantificazione al secondo ordine proposta da Boolos negli anni ‘80. La portata delle critiche che non sono smontate è al contempo ridimensionata: in soldoni, sostengo che tutte le semantiche usuali e la semantica boolosiana per la logica dei predicati del primo e del secondo ordine sono viziate dai medesimi difetti e che questi difetti possono essere ricondotti al fatto che la centralità della nozione di riferimento viene trascurata (Martino docet). La conclusione è che, nonostante le sue debolezze, la semantica boolosiana può essere un’alternativa interessante alla semantica modellistica.

Chiunque fosse interessato a leggere e, se possibile, fare dei commenti, si accomodi pure.

Grazie a tutti e cari saluti,

francesca

P.S. Le versioni dell’articolo che erano caricate erano ormai obsolete. Chiunque fosse interessato alla lettura può mandarmi una email e provvederò a mandargli la versione più recente.

Pubblicato su Filosofia del linguaggio (VarLib), Filosofia della logica (VarLib), Metafisica (VarLib) | 4 Commenti »

Un argomento naive a favore di Vulcano; conseguenze; una domanda.

Pubblicato da Beppe Spolaore su Gennaio 15, 2008

Carissimi, un enorme ciao.

In questo post faccio essenzialmente quattro cose. 1. Presento un argomento piuttosto naive a favore dell’esistenza di Vulcano, il pianeta falsamente postulato da Leverrier. 2. Mostro che quest’argomento ha alcune inattese conseguenze (conseguenze per parità di ragionamento, si intende). 3. Suggerisco – nel poco spazio disponibile non posso fare di più – che esse seguono anche dai comuni argomenti a favore di Vulcano (ma anche Babbo Natale) basati su presunti impegni ontologici del linguaggio naturale, diciamo dagli “argomenti ontologici” (OK…lo so). 4. Vi faccio una domanda che forse a quel punto non vi aspettereste.

1. Consideriamo la seguente teoria V:

V. C’è un pianeta intramercuriale e questo pianeta è (identico a) Vulcano.

Dato che sappiamo che V è falsa, va da sé che non siamo tenuti a fare nostri gli impegni ontologici di V. O almeno così pare. Ciò nonostante, possiamo parlare di quegli impegni ontologici dicendo, ad esempio,

(IV) C’è un pianeta intramercuriale che è Vulcano tra gli impegni ontologici di V.

Sfortunatamente, (IV) è impegnato ontologicamente nei confronti di un pianeta intramercuriale, e nella fattispecie Vulcano. Dunque, dato che (IV) è (o pare proprio) vero, la conclusione da trarne è che c’è un pianeta intramercuriale e quel pianeta è Vulcano. Q.D.E.

Molti fra voi vecchi volponi avranno immediate repliche a quest’argomento – es. che quella di “impegno ontologico” è una nozione tecnico-filosofica definita sulla base di quella di conseguenzache e dunque (IV) va parafrasato come un’asserzione metalinguistica sulle conseguenze di V. Ma lasciatemi supporre che, con insospettabile acume, il sostenitore dell’argomento naive vi mostri che le vostre obiezioni, parafrasi – o comunque le vostre mossette – non funzionano. Insomma, supponiamo che l’argomento tutto sommato regga, o almeno regga tanto quanto gli (altri) “argomenti ontologici” (del resto potrei mostrarvi che è vero) e passiamo alle sue conseguenze inattese.

2. Immaginiamo che il solito astronomo babilonese un po’ superficiale abbia proposto la sg. teoria:

EF. Ci sono due pianeti distinti visibili nella tale e talaltra posizione al tale e talaltro tempo, e uno di quei pianeti è Espero e l’altro è Fosforo.

Ancora, dato che sappiamo che EF è falsa, va da sé che noi non siamo tenuti a fare nostri gli impegni ontologici di EF, ed in particolare nei confronti dell’esistenza di due entità distinte che sono identiche, rispettivamente, a Espero e Fosforo. Volendo parlare degli impegni di EF, tuttavia, possiamo usare – esattamente come prima:

(IEF) Ci sono due pianeti distinti uno dei quali è Espero e l’altro è Fosforo tra gli impegni ontologici di EF.

Sfortunatamente, (IEF) è impegnato nei confronti dell’esistenza di due pianeti distinti che sono uno Espero e l’altro Fosforo. Dato che (IEF) è (o pare proprio) vero, la conclusione da trarne è che ci sono due pianeti distinti che sono uguali a, rispettivamente, Espero e Fosforo, ossia che Espero è diverso da Fosforo. Questa conseguenza è, mi sembra, piuttosto inattesa. Q.D.E.

3. Gli “argomenti ontologici” si fondano sulla possibilità di produrre enunciati (che paiono proprio) veri e sembrano quantificare su roba come i personaggi delle storie, gli oggetti ipotetici etc.; es. “Ci sono stati più personaggi romanzeschi nel novecento che in qualunque altra epoca”, “Alcuni oggetti ipotetici, ad esempio Vulcano, sono più famosi di molti oggetti reali” ecc. ecc. ecc. Per giungere alle conseguenze inattese di cui sopra basta considerare V e, inoltre, supporre che vi sia una storia d’invenzione V1 omofona a V (ok, storia un po’ tristarella, e subito sotto c’è una piccola forzatura nel considerare “personaggi” dei pianeti, ma non sono punti importanti). Ora guardate un po’ i sgg.

(1) La teoria V ha due oggetti ipotetici distinti, Espero e Fosforo;

(2) La storia V1 ha due personaggi distinti, Espero e Fosforo.

(1) e (2) paiono proprio veri, o almeno tanto veri quanto “Ci sono stati più personaggi romanzeschi…” etc. E ci dicono entrambi che Espero e Fosforo sono oggetti distinti (almeno in quanto oggetti ipotetici etc.). Q.D.E.

4. Eccoci alla domanda a sorpresa. Gran parte di quelli che ammettono cose come Vulcano, Babbo Natale etc. sulla base degli “argomenti ontologici” poi li piazzano come referenti di “Vulcano”, “Babbo Natale” etc nella proposizione espressa da cose come

(3) Secondo la teoria V, Vulcano è un pianeta,

(4) Gigi crede che Babbo Natale porti i regali.

Alla luce di quanto detto finora, che cosa dovrebbero piazzare costoro, ad es. Nathan Salmon, nella proposizione espressa da cose come le seguenti?

(5) Secondo la teoria EF, Espero è diverso da Fosforo,

(6) Gli astronomi babilonesi credevano che Espero fosse diverso da Fosforo.

Naturalmente, vi invito a rispondere alla domanda, ma qualunque commento è comunque gradito. A presto e ciao,

Beppe.

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A Puzzle About Debates

Pubblicato da giulianotorrengo su Dicembre 21, 2007

Luca Morena e io stiamo scrivendo un paper sul disaccordo in metafisica. Il punto di partenza è un problema che ci sembra di aver individuato nella spiegazione standard della comprensione reciproca fra i partecipanti il dibattito (che rispecchia un problema per la tesi scettica dell’inter-traducibilità – ma a livello “interno”, per così dire). Ve lo sottoponiamo in forma di sei proposizioni che risultano verosimili se prese singolarmente, ma incompatibili se prese in blocco. La domanda, per chi fosse interessato a rispondere, è quale proposizione negate (o modificate), e perché:

 

(1) In un dibattito di metafisica, ciascun disputante crede che ciò che sostiene sia necessariamente vero – e ciò che il rivale sostiene necessariamente falso.

(2) I disputanti di un dibattito di metafisica si comprendono l’un l’altro. 

(3) Comprendere ciò che l’opponente dice implica comprendere che se ciò che sostiene fosse vero allora certe cose seguirebbero – ossia, una proposizione della forma ’se p fosse vero, allora q’.

(4) Comprendere una proposizione della forma ’se p fosse vero, allora q’ implica comprenderne le condizioni di verità che ne dà la semantica standard dei controfattuali (lewis – stalnaker).

(5) Nella semantic standard per i controfattuali, proposizioni della forma ’se p fosse vero, allora q’ sono vacuamente veri se p è necessariamente falso.

(6) I disputanti non si comprendono reciprocamente come se stessero dicendo cose vacuamente vere. 

 

 

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